“Etologia Equina con Rachele Malavasi” è un progetto di divulgazione scientifica sul comportamento del cavallo che nasce nel 2015, ma il mio desiderio di divulgare parte molto prima. Nel 2012 ero assegnista di ricerca al CNR (Consiglio Nazionale delle Ricerche) e svolgevo studi sulle abilità cognitive del cavallo. In collaborazione con l’Università Veterinaria di Vienna (Messerli Institute), i miei studi hanno dimostrato per la prima volta che questa specie comunica in maniera intenzionale i suoi desideri agli esseri umani.
I cavalli si creano un piano mentale per chiederci di realizzare qualcosa che loro non sono in grado di fare, qualcosa a cui tengono, e si impegnano al massimo per comunicarcelo.
Mi sono chiesta quante persone nel mondo equestre avrebbero cercato di capire meglio le richieste dei loro cavalli dopo aver letto questa ricerca: pochissime, perchè i ricercatori in genere stanno nelle Università mentre gli istruttori e gli addestratori sono sul campo, e chi ha un cavallo ascolta chi è sul campo.


Dovevo andare sul campo anche io, integrare i due aspetti. Avrei però scelto solo una scuola che valorizzasse la ricerca scientifica, fuori dai canoni del meccanicismo addestrativo, fatto di condizionamenti e pressioni: trovai la Scuola di Equitazione Etica (SEE), che adotta l’approccio cognitivo-relazionale (simile a quello della cinofilia di Roberto Marchesini). Dal marzo 2022 ne sono uscita, ma ne sono stata sia tecnico che consulente in etologia per molti anni.
Così ho acquisito esperienza sia nella tecnica equestre che nella gestione naturale, collaborando per anni alla gestione di EquiLuna ASD, in Lunigiana, centro in gestione naturale con un branco che ha raggiunto in certi periodi i 30 elementi.
Ero pronta a divulgare facendomi capire e ascoltare da chi il cavallo lo vive sul campo.







Ho una Laurea in Biologia VO ed un Dottorato in Scienze Ambientali. Ho seguito diversi corsi di formazione che mi hanno aiutata a sviluppare la mia professionalità: la Scuola di Alta Formazione in Etologia e Filosofia Umana all’Università di Cassino, il corso in “Comunicazione e Relazione Uomo-Animale” all’Università di Helsinki e, negli ultimi anni, un corso di formazione in psicopedagogia trans-specie (umano, cane, cavallo) tenuto da un professionista privato, in cui ho approfondito su queste tre specie l’approccio cognitivo-relazionale.
Ho organizzato e condotto seminari coinvolgendo più di 1400 persone in oltre 70 diversi centri equestri in tutta Italia, dalla Sicilia al Friuli. Ho prodotto video informativi e posts su Instagram, Facebook, Telegram e YouTube. Sono stata intervistata su National Geographic, Radio2, Radio24, RaiGulp ed altri.
Ho tenuto docenze all’Università di Torino, Teramo, RomaTre, Bologna, per l’ospedale Niguarda di Milano e l’Istituto SOMA di osteopatia. Ho presentato le mie ricerche in convegni in Germania, USA, Spagna, Estonia, invited speaker alla Queen Mary University of London. Fare ricerca continua ad appassionarmi e quindi sono attiva come correlatrice in diversi progetti di tesi, regolarmente con l’Università Veterinaria di Bologna e il Dipartimento di Psicologia dell’Università degli Studi di Padova.
“Che devo fare per seguire il tuo stesso percorso e fare il tuo lavoro?”
Questa domanda mi viene posta spesso da giovani e ho deciso di scrivere qui una risposta per tutte.
Io sono una Biologa (vecchio ordinamento) e ho poi conseguito un Dottorato in Scienze Ambientali. Se dovessi tornare indietro, probabilmente seguirei una laurea in Scienze cognitive e un dottorato differente. Non prenderei però una specializzazione in etologia equina, e vi spiego subito il perchè.
Una delle cose che ho apprezzato di più del mio percorso è stata la varietà degli studi. Se non fossi laureata in biologia, probabilmente mi sarebbe difficile capire quelle ricerche che riguardano la fisiologia e spiegherei con difficoltà i principi della nutrizione o tutti i complessi meccanismi che si verificano nella mente del cavallo con stereotipie, o anche la fisiologia delle emozioni, che invece è così utile da sapere!
Per me, quanto più lo studio universitario è ampio, non specializzato, tanto più apre la mente.
Ovviamente, questo richiede un grosso lavoro personale di orientamento professionale. Io ho seguito in maniera del tutto autonoma corsi all’estero (rigorosamente dal vivo, perchè la cosa più importante dei corsi è il rapporto con i docenti!) e in Italia, ho letto centinaia di ricerche sul cavallo, ho contattato associazioni per poter passare il tempo a osservare i cavalli in branco e ho contattato professori anche iper-blasonati per fargli domande.
Vi voglio raccontare un aneddoto. Il Dottorato in Scienze Ambientali l’ho intrapreso perchè il mio “destino” era quello di lavorare nell’ambito della frammentazione del paesaggio antropico (una palla). Ma mi avevano detto che “ero brava e che lì si trovava lavoro“. A me però interessava l’etologia, non per forza i cavalli, ma l’etologia in generale. Però sono andata, mesta mesta.
Quando sono arrivata ad Urbino per il dottorato, il professore mi ha capita subito.
Mi ha messo di fronte centinaia di ricerche stampate, tutte impilate sulla scrivania e mi ha chiesto di ordinarle per autore. Mentre lo facevo leggevo i titoli… e i riassunti… e, cosa non richiesta, mi sono fatta tutto un database personale perchè alcune cose erano troppo interessanti. Lui in realtà studiava l’etologia degli uccelli, anche se era un professore di Ecologia del Paesaggio. Ci ho messo il triplo del tempo necessario.
Quando ho finito, il prof mi ha detto “Allora, ha scelto su che tema di etologia vuol fare la tesi?”.. e ovviamente sì, avevo scelto un tema tutto mio ed è stata una tesi meravigliosa da fare!
Morale della favola: andate un po’ oltre il compito assegnato, aprite la mente alla curiosità e anche un fardello come un Dottorato in Scienze Ambientali può essere del tutto trasformato.
Per finire: non c’è un percorso specifico che io possa indicare. Scegliete il corso di laurea che vi apre di più la mente nell’ambito che vi interessa ma non focalizzatevi su una specie, perchè per capirla davvero dovrete capire tutto il mondo che la circonda.
La specie in particolare verrà con il tempo. Io potrei smettere con i cavalli e iniziare a frequentare e studiare le pecore o le giraffe: sono libera perchè ho una base ampia di conoscenze.
E altro consiglio: non chiudetevi solo nella ricerca. Le persone vogliono capire come comportarsi nella realtà con i cavalli (o con l’animale che avete scelto), non gli interessa solo la ricerca in sè. Se io non avessi parallelamente fatto la volontaria per anni in un’associazione in cui venivano gestiti cavalli in branco, non avrei l’esperienza che ho ora e non potrei aiutare le persone come faccio ora. E ovviamente, mentre ero volontaria da loro seguivo altri corsi per formarmi meglio…
In bocca al lupo!
