Gli stalloni non uccidono i puledri

Gli stalloni non uccidono i puledri: falsi miti

Uccidendo il puledro, lo stallone non ottiene prima i favori della madre, anzi: è molto facile che lei abbandoni la banda. E allora perchè farlo?

Infatti: non ci sono validi motivi affinchè uno stallone debba uccidere un puledro, che sia suo figlio o di un altro stallone. Non solo lo stallone si inimicherebbe la femmina, che potrebbe persino abbandonare la famiglia, ma se lei restasse non ne guadagnerebbe neanche in termini di tempo. La femmina infatti torna in estro 8-14 giorni dopo aver partorito, quindi è estremamente difficile che lo scopo sia anticipare la copula di una manciata di giorni1,2.

E se il puledro nascesse debole? Non ci sono evidenze che gli stalloni intervengano neanche in quel contesto. Nei mammiferi selvatici, le madri tendono ad abbandonare i propri piccoli se il proprio stato di salute non permette di mantenere il costo energetico dell’allattamento.

Ma i cavalli in natura sono tutti ex-domestici: la lunga selezione umana ha reso molto difficile che una madre abbandoni il suo puledro, anche mettendo a rischio la propria sopravvivenza3, figuriamoci se accetterebbe un infanticidio.

Oppure, lo stallone potrebbe uccidere il nascituro perchè, non essendo suo figlio, non conviene investire energie nella sua crescita. Ma le energie le investe la madre, quindi lo stallone dovrebbe pensare alle energie investite da un altro soggetto, mettendosi nei suoi panni… troppo complesso. Inoltre, sempre tenendo conto che la femmina potrebbe andarsene, ci sarebbero da investire ben più energie per trovare una nuova compagna.

Che gli stalloni in natura non uccidano i puledri nati da altri padri non è una supposizione, ma il frutto di osservazioni dei ricercatori. Fra i tanti studi, uno si è basato su 31 anni di osservazioni in natura in una popolazione di cavalli in Polonia che conta 11 stalloni e 50 femmine4.

In quei 31 anni sono nati 443 puledri, in 28 casi dopo la sostituzione dello stallone dell’harem: il movente perfetto per uccidere. E invece, tutti i puledri sono arrivati all’età adulta senza essere attaccati dai padri adottivi. Tra l’altro, circa il 33% delle nascite normalmente è a carico di stalloni di altre bande: se venissero uccisi tutti, le osservazioni sarebbero consistenti!

Un altro studio, in cui invece sono stati osservati infanticidi, si basa su 11 anni di osservazioni con 39 casi di cambio dello stallone residente. Ci sono stati 5 casi di infanticidi1: in tutti i casi gli stalloni non erano presenti al momento della nascita ed erano cavalli crescuti in cattività e re-introdotti dall’uomo nel gruppo selvatico.

È quindi ipotizzato che gli infanticidi siano casi di comportamenti sociali patologici, frutto di condizioni di instabilità: quella tipica dell’ambiente domestico, dove sono riportati diversi casi di stalloni che attaccano i puledri o di madri che li abbandonano. Adulti svezzati in modo violento, cresciuti da soli, o comunque che hanno vissuto traumi che l’uomo non è riuscito a rimarginare.

A casa dunque dobbiamo fare attenzione alla convivenza fra qualsiasi cavallo (non solo gli stalloni) e i puledri perchè qualsiasi cavallo è a rischio di aver sviluppato comportamenti patologici. Non è la natura che è così, è la nostra gestione e sono le nostre aspettative su ciò che un cavallo deve diventare a creare i problemi. La natura non ha aspettative: dà solo tutti gli strumenti per stare bene.

Ora però non staventiamoci e lasciamo convivere adulti e puledri, è fondamentale per il loro sano sviluppo. Solo, facciamo attenzione ai profili emozionali di tutti i presenti senza dare per scontato nulla. Osserviamo per diversi giorni le interazioni, più del nostro solito, e poi dormiamo sonni tranquilli.

E a te cosa hanno detto sugli stalloni?
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