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Benessere del cavallo montato:
cosa sappiamo davvero?

Ripensare il modo di stare in sella, tra scienza e responsabilità morale
(Parte 1 – Introduzione)

PUNTI CHIAVE

Principio di precauzione: Se non sappiamo se una pratica causi disagio, non dovrebbe essere utilizzata. La prevenzione precede la certezza scientifica.
La compiacenza apparente non è sempre benessere. Un cavallo che esegue senza mai dire la propria può trovarsi in uno stato di impotenza appresa
Prendi un appuntamento con la scienza! Una recente review analizza le principali cause di malessere del cavallo montato: ne parleremo nel corso dei prossimi appuntamenti

Se monti a cavallo hai sicuramente avuto dubbi sull’impatto delle tue attività sul benessere del cavallo. Oggi frequentare o possedere un cavallo è un privilegio e, poichè il cavallo è universalmente riconosciuto come un essere senziente capace di provare dolore, paura e stress, il cavaliere deve fare i conti con le proprie azioni.

Gli strumenti per fare questi conti ce li abbiamo: una recente review analizza i fattori che influenzano il benessere psico-fisico del cavallo montato, tra cui l’uso degli aiuti, l’equipaggiamento (sella e posizione della testa), le abilità e le caratteristiche fisiche del cavaliere. Nel corso dei prossimi appuntamenti, analizzeremo quanto riportato dalla review affrontando singolarmente ogni tematica.

Il principio di precauzione come base di partenza

Sebbene la scienza abbia fatto passi da gigante nel campo del benessere equino, spesso i risultati degli studi faticano ad arrivare nei tondini e nelle club house. Questo però non giustifica l’uso indiscriminato, senza giudizio, di tecniche dal dubbio impatto sul benessere: quando si ha anche il minimo dubbio sulla possibilità che una tecnica possa produrre malessere fisico o morale, non dovrebbe essere utilizzata.

Avete dei dubbi sul fatto che il frustino possa davvero fare male al cavallo? Non dovreste usarlo. Non sapete se la giostra provoca del malessere? Non metteteci il cavallo. Avete il dubbio che una cavalla che fa nascere un puledro patisca al vederselo sottrarre ad ogni parto? Non alimentate il commercio. E dopo ogni domanda che vi ponete, informatevi.

Purtroppo il mondo equestre è intriso di ipocrisie e di paura del giudizio altrui: fare una domanda in questo senso all’istruttore o addirittura rifiutarsi di applicare un certo aiuto troppo coercitivo sembrano degli affronti alla persona dell’istruttore piuttosto che leciti dubbi personali. Siamo liberi di scendere da sella, siamo liberi di scegliere un altro istruttore o un altro maneggio, siamo liberi di guardarci sinceramente allo specchio per capire se davvero quella lezione ci è piaciuta, se è quello che cerchiamo nel rapporto con il cavallo.

Spettro dei comportamenti conflittuali più frequenti

Reazioni attive

Calciare, rampare, mordere, sgroppare, scartare, scuotere la testa, sferzare la coda. Spesso chiamati “rifiuti”

Chiusura passiva

Assenza di reazione (es. no interesse verso altri cavalli), tensione muscolare, bruxismo, coda schiacciata

La facilità di riconoscere l’errore

Lo stress si manifesta in genere sotto forma di comportamenti conflittuali, ovvero comportamenti che manifestano emozioni sgradevoli legate al dolore, alla confusione o alla frustrazione. Alcuni di questi sono esplosivi: calciare, rampare, mordere, sgroppare, scartare, scuotere la testa, sferzare la coda.

Questi comportamenti hanno un’alta incidenza nel mondo equestre. Vi sono mai capitati? L’istruttore vi ha suggerito di fermare il cavallo per capire cosa gli stava dando fastidio o vi ha invece invitati a spronarlo di più perchè capisse che non doveva comportarsi così? E voi cosa avete fatto?

Spesso ci si ritrova a spronare un cavallo che sta manifestando dolore, confusione o frustrazione. Ovvio che l’esperienza non può essere piacevole e anzi, l’aver espresso le proprie emozioni mette il cavallo a rischio di essere sgridato. Al punto tale che alcuni adottano la strategia opposta, chiudendosi in un “mutismo” che all’apparenza sembra compiacenza verso il cavaliere.

Un cavallo che appare compiacente e non sta dimostrando dei conflitti attivi semplicemente può essere sotto un livello di controllo dello stimolo così alto che non fa nulla contro il dolore, lo stress, la paura o la frustrazione che sta provando. A volte questa compiacenza non è una scelta, ma un obbligo dovuto all’utilizzo da parte del cavaliere di aiuti fatti apposta per evitare che il cavallo esprima il suo malessere, come il chiudibocca.

La difficoltà di riconoscere il benessere nel cavallo montato

Capire quando un cavallo è sotto stress è piuttosto semplice, mentre più difficile è capire se stia provando vero dolore e ancora più difficile capire se stia passando dei momenti piacevoli.

Gli indicatori di una buona relazione che si usano nel rapporto da terra uomo-cavallo non possono essere usati per valutare la relazione in sella: impossibile per esempio valutare se il cavallo vorrebbe rimanere vicino all’umano o allontanarsi, indicatore chiave di una buona relazione.

A livello scientifico, lo stato di benessere del cavallo si valuta attraverso dei test cognitivi in cui il cavallo deve spostarsi liberamente nello spazio scegliendo uno o l’altro stimolo, cosa impossibile con un cavaliere sopra. Anche la misurazione del benessere attraverso un dosaggio ormonale lascia molto a desiderare: siamo lontani dal capire gli effetti del cocktail ormonale legato alle emozioni.

In pratica, è letteralmente impossibile stabilire se un cavallo montato stia passando dei bei momenti. Potrebbe venirci a cercare dopo una sessione di equitazione che ci sembra essere stata gradevole, ma cosa ne sappiamo se lo fa per dirci che è stato bene e che ricomincerebbe, oppure se è per godersi finalmente la relazione senza averci addosso?

Conclusione

Il benessere del cavallo montato richiede un cambiamento di prospettiva: non è sufficiente l’assenza di conflitti visibili per garantire una buona qualità della vita. L’incertezza scientifica nel misurare le emozioni positive rende il principio di precauzione l’unico strumento etico valido per guidare cavalieri e professionisti verso una pratica equestre rispettosa e consapevole.

Nei prossimi articoli analizzeremo punto per punto gli argomenti trattati dalla review: equipaggiamento, posizione di testa e collo, la sella corretta, il ruolo del cavaliere, condizioni mediche comuni che hanno influenza sul benessere del cavallo montato.

RIMBOCCHIAMOCI LE MANICHE

Sviluppate una maggiore capacità di lettura della comunicazione non verbale del
cavallo per distinguere tra reale benessere e semplice sottomissione o impotenza
appresa
Approfondite nelle prossime settimane i risultati della review e portate quei risultati sul campo di attività con il cavallo
Guardatevi allo specchio dopo ogni sessione di equitazione chiedendovi se avete contribuito a far passare al cavallo una giornata che vorrebbe rivivere
Contattare un esperto in etologia equina per consulenze personalizzate
Benessere del cavallo montato: cosa sappiamo? - Parte 1 - Equin(d)i?

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