
Benessere del cavallo montato: l’imboccatura
Non si tratta solo di cattivo uso: un cavallo, potendo scegliere, non accetterebbe di usarla neanche se gli dessimo un premio. E tu, la usi perchè ti serve o “perchè si fa così”?
PUNTI CHIAVE
L’uso dell’imboccatura nei cavalli è un argomento controverso, sia tra gli esperti del settore che tra i proprietari, perchè va a influire su una delle parti più sensibili del suo corpo, la bocca. Il funzionamento stesso dell’imboccatura si basa sul concetto di provocare una sensazione dolorosa che spinge il cavallo a compiere i movimenti desiderati dal cavaliere.
Non possiamo parlare semplicemente di un aiuto che “suggerisce”: contrariamente a una pressione come quella esercitata da un polpaccio sul fianco, l’imboccatura interviene su tessuti molto più sensibili, come le sottili gengive che ricoprono l’osso mandibolare. Quindi, se l’obiettivo di un’imboccatura fosse solo quello di suggerire una direzione o un movimento, non basterebbe forse una testiera bitless?
Danni sottovalutati
Partiamo dagli estremi. Le imboccature più abrasive o dotate di leve e punte affilate possono esercitare una compressione dolorosa, causare infiammazioni o addirittura lacerare i tessuti. In alcuni casi si arriva a ridurre il flusso sanguigno alla lingua o alle gengive, con conseguenze non solo fisiche ma anche psicologiche, compromettendo il benessere del cavallo per sempre.
Prendiamo ad esempio il filetto elevatore. Questo tipo di imboccatura genera pressioni contemporaneamente sia sugli angoli delle labbra sia dietro la nuca, una combinazione contraddittoria perchè chiede al cavallo da una parte di sollevare la testa, dall’altra di abbassarla, il tutto contemporaneamente.
Il cavallo va in frustrazione perchè non riesce a rispondere adeguatamente da liberarsi dal disagio. Una situazione del genere può condurre all’impotenza appresa, uno stato psicologico che spesso sfocia in depressione. Si può proprio utilizzare questo termine nei cavalli, lo stesso che per gli umani, perchè anche i cavalli rispondono agli antidepressivi: i meccanismi fisiologici sottesi sono proprio gli stessi.
Un dato particolarmente allarmante deriva da uno studio condotto sui cavalli dopo le gare di cross country: il 52% presentava lesioni acute alla bocca, una percentuale simile a quella osservata nei cavalli da corsa. Eppure sono molto di più le persone che si scaglierebbero contro le corse negli ippodromi rispetto a una gara di cross country, che sembra invece più vicina alla natura dell’animale.
Il gioco non vale la candela
Questi numeri mettono in evidenza quanto frequentemente siano sottovalutate le conseguenze dell’uso dell’imboccatura. Certamente esistono varianti considerate più morbide di quelle che abbiamo detto prima, come il filetto a doppio snodo. Ma non è solo lo strumento scelto a determinare il livello di stress per l’animale, è anche la forza con cui un cavaliere utilizza le redini che ha un ruolo decisivo.
Le ricerche mostrano chiaramente che la pressione applicata dall’essere umano spesso supera i limiti tollerabili per il cavallo. In un esperimento i cavalli rifiutavano pressioni lievi sulla bocca sebbene associate a una ricompensa alimentare1, benché tali pressioni fossero inferiori rispetto a quelle che un buon cavaliere applicherebbe abitualmente.
Come a dire proprio che il gioco non vale la candela. Quindi, se il cavallo è davvero un nostro amico, perché lo dobbiamo sottoporre a una pressione che lui non accetterebbe neanche se non ci fosse un cavaliere sopra e neanche per un po’ di cibo? E noi invece ci stiamo sopra, applichiamo quelle pressioni e non gli diamo neppure qualcosa in cambio.
Questo è il terzo capitolo della nostra serie dedicata al benessere del cavallo montato. A inizio 2026 è uscito un articolo scientifico2 di approfondimento sul tema che raccoglie e sintetizza i risultati di diverse ricerche.
Vi illustro i risultati di questo “mega-riassunto” in una serie di articoli: abbiamo già fatto una introduzione e parlato del chiudibocca.
L’opzione bitless
In questo scenario le testiere senza imboccatura, conosciute come bitless, stanno emergendo come valide alternative in numerosi contesti. Studi condotti su competizioni di salto ostacoli e programmi di terapie assistite, mostrano come i cavalli equipaggiati con testiere bitless manifestino minori segni di disagio e comportamenti conflittuali.
Ovviamente anche queste richiedono una corretta gestione e un design appropriato. I modelli come le testiere bitless incrociate sotto il mento (tipo Dr Cook) sembrano poco accettati dagli equini, poiché favoriscono un innaturale rovesciamento del collo. Al contrario, altre tipologie come le sidepull possono risultare meno invasive, ma necessitano comunque di essere usate con consapevolezza per evitare pressioni eccessive sui tessuti.
In ogni caso, la ricerca enfatizza come le testiere bitless rappresentino un’alternativa con un impatto potenzialmente meno invasivo sul benessere del cavallo rispetto alle imboccature tradizionali e dovrebbero essere prese seriamente in considerazione come opzione priori-prioritaria. Una bitless usata male fa, in finale, meno danni di un’imboccatura mal gestita.
Una questione culturale
Il tema dell’imboccatura nei cavalli, però, va ben oltre una semplice questione tecnica. È un argomento che tocca corde profonde, intrecciandosi con le nostre abitudini culturali e il nostro rapporto con questi animali straordinari.
Un sondaggio condotto tra proprietari di cavalli rivela che molti scelgono di utilizzare l’imboccatura semplicemente perché “si è sempre fatto così”. Quanto spesso ci fermiamo a chiederci se sia davvero indispensabile? E, ancora più importante, quanto spesso ci interroghiamo sulle competenze del nostro istruttore e nel guidarci in questo passaggio? È in grado di montare senza l’imboccatura?
Affidarsi a un istruttore che non conosce le tecniche di equitazione bitless per discutere di alternative equivale a chiedere a un maniscalco se i ferri siano superflui. Se vogliamo un confronto costruttivo, meglio rivolgersi a chi ha esperienza specifica nel settore.
Conclusione
Forse è arrivato il momento di cambiare prospettiva e rivedere il nostro approccio all’interazione con i cavalli. Non stiamo parlando solo di tradizioni o metodi consolidati, ma di un tema più ampio e profondo: il loro benessere fisico e mentale e il tipo di relazione che desideriamo instaurare con loro.
Nel prossimo articolo ci occuperemo della sella e poi proseguiremo con gli altri argomenti della review: posizione della testa e del collo del cavallo, caratteristiche del cavaliere, condizioni fisiche del cavallo che ne influenzano il benessere nell’attività.
RIMBOCCHIAMOCI LE MANICHE
1. Christensen, J. W., Zharkikh, T. L., Antoine, A., & Malmkvist, J. (2011). Rein tension acceptance in young horses in a voluntary test situation. Equine veterinary journal, 43(2), 223-228.
2. (all’interno della review trovi tutti i riferimenti bibliografici per quanto scritto nell’articolo) Copelin, C., Merkies, K. (2026). Riding with care: A review of factors that influence the welfare of the ridden horse and a case for the application of the precautionary principle in equestrian pursuits. Journal of Equine Veterinary Science, 158(10580), 1.

