
La Libertà di
Non Rispondere al Richiamo:
una Relazione Sana con il Cavallo
Perché l’obbedienza assoluta è un segnale d’allarme nella relazione con il cavallo.
PUNTI CHIAVE
Nel corso di una consulenza, una persona mi ha posto a un quesito comune tra i proprietari di cavalli: come ottenere un richiamo infallibile. Attraverso la lente dell’approccio cognitivo-relazionale, voglio esplorare il motivo per cui l’obbedienza totale non è sinonimo di una relazione sana, bensì spesso il risultato di coercizione o noia ambientale.
Innanzitutto, diamo il contesto alla domanda: la persona che mi ha contatta ha un ottimo rapporto con la sua cavalla; per esempio, spesso fanno delle passeggiate da terra camminando vicine senza la lunghina. Ciononostante, volte quando le si avvicina in paddock e la chiama, lei la raggiunge e altre volte, no. La proprietaria, stupita, mi diceva: “Non capisco perché ci sono delle volte in cui non viene”.
L’Illusione del Segnale Infallibile
Molti proprietari cercano un segnale magico che garantisca l’attenzione costante del
cavallo, ma nella realtà non esiste un comando che funzioni al 100% in modo naturale. Se un
cavallo risponde sempre e comunque, è probabile che sia stato sottoposto a un “lavaggio
del cervello” tramite tecniche di attenzione forzata (come il join-up) o che viva in un ambiente così monotono da non avere alternative stimolanti. In questi casi, l’uomo diventa l’unica “stella che brilla nell’oscurità” non per scelta del cavallo, ma per mancanza di altri interessi nel paddock.
Perchè un cavallo risponde SEMPRE a un segnale?
Coercizione
Tecniche che obbligano il cavallo a raggiungere l’umano per evitare un disagio, anche “solo” psicologico (come il join-up o tecniche equivalenti)
Deprivazione ambientale
In un ambiente monotono il cavallo
vedrà l’essere umano come l’unica fonte di stimolo, non per scelta relazionale ma per mancanza di alternative.
La relazione non è un automatismo
Il rapporto con il cavallo dovrebbe rispecchiare quello tra amici umani: in un’amicizia sana, non ci si sente obbligati a rispondere a ogni singola chiamata se si è occupati o stanchi. Allo stesso modo, in un contesto di benessere, dove il cavallo vive in gruppo e in un ambiente stimolante, è naturale che egli possa avere priorità diverse da quelle dell’umano, e quindi che a volte preferisca continuare a pascolare o interagire con i suoi simili piuttosto che accorrere al richiamo.
E’ importante sottolineare che pascolare accanto a un altro cavallo non è “non fare nulla”, ma rappresenta un momento di condivisione sociale fondamentale (paragonato al nostro “prendersi una birra insieme”).
Il “NO” che fa bene alla relazione
La percentuale di risposta
È positivo se il cavallo viene verso di noi nella maggior parte dei casi (es. 70-80%), ma è altrettanto importante che esista una percentuale in cui non lo fa.
Obbligo vs Volontà
Se il cavallo si sente libero di ignorare un richiamo, significa che non ha paura delle conseguenze e che il rapporto non è basato sull’obbligo, ma sulla volontà.
La relazione è un sistema dinamico
Attraverso l’approccio cognitivo-relazionale, viene promosso un modello di interazione basato sul rispetto della soggettività del cavallo, dove la possibilità di non rispondere diventa prova di un rapporto sano e autentico.
Questo approccio rifiuta la trasformazione dell’animale in un automa. Riconoscere al cavallo
la capacità di pensare, scegliere e avere delle preferenze significa accettare l’imprevedibilità
tipica di ogni essere senziente. L’obiettivo non è il controllo, ma la costruzione di una connessione autentica
Conclusione
Un cavallo che a volte non risponde al richiamo è un cavallo che si sente libero di esprimere
se stesso. La vera sfida per il proprietario non è ottenere il controllo totale, ma costruire una
relazione così solida che il cavallo desideri avvicinarsi per scelta, pur mantenendo la propria
individualità.
COME COMPORTARSI – PROSSIMI PASSI
interpretandolo come un segno di autonomia e di serenità

