Ma cosa manca ai nostri cavalli? Natura e gestione domestica

Cosa gli manca? Natura vs gestione del cavallo

Perchè i nostri cavalli ogni tanto si comportano male, in modo aggressivo, gratuitamente all’apparenza? Che gli manca? Magari sono nella miglior gestione naturale possibile, in branco… Che cosa si aspettavano di diverso dalla vita?

I cavalli che abbiamo in casa non sono tanto diversi da quelli che vediamo liberi in Natura: sono la stessa specie, non come il cane che è diventato un’altra specie rispetto al lupo. E quindi anche i nostri cavalli domestici se potessero organizzerebbero la loro vita come i selvatici, con le bande familiari, gli harem, la banda dei pari, i branchi…

E quindi che si aspettavano questi nostri cavalli dalla vita, che adesso sono così arrabbiati, chiusi o ogni tanto si comportano in modo inaspettatamente aggressivo? Che si infastidiscono per la minima richesta di attività quando in Natura… altro che, c’è da faticare! Che ogni tanto inseguono qualcuno che non stava facendo niente di male?

Forse si aspettavano di formare alleanze, che in Natura si creano fra stalloni per difendere la banda familiare o fra femmine per viaggiare insieme fuori dalla banda natale; forse si aspettavano di poter lottare per un bene comune del gruppo, ma nel paddock non ci sono reali pericoli; forse si aspettavano di avere dei puledri da crescere, quindi di tirare fuori il lato materno e paterno, di giocare con un cucciolo, di avere una motivazione in più per appianare gli scontri nel gruppo, perchè c’è un piccolo1.

Forse le femmine si aspettavano di vivere con degli stalloni e formare una famiglia. I castroni domestici non hanno mai avuto un loro harem e dunque, secondo i ricercatori2, si comporterebbero come i giovani delle bande dei pari. Forse per i castroni questo porta poco disagio perchè riducendo drasticamente la spinta naturale a formare la famiglia ne risentono poco.

Le femmine però non la vivono nello stesso modo: non solo non possono soddisfare la motivazione sessuale, ma neanche hanno quel gruppo familiare dove sono coccolate dallo stallone, e non restano gravide, cosa che normalmente in Natura le porta a scegliere di andarsene dalla banda3. È difficile immaginare cosa viva una femmina in un gruppo domestico.

In ultimo, ma forse come prima cosa, i nostri cavalli non si scelgono, sono costretti a vivere assieme. Pensate di non poter scegliere con chi passare la vita e dovervi adattare a chi capita. Chiunque sia. Un po’ di nervosismo magari ogni tanto emerge. Personalità incompatibili sono giornalmente costrette a condividere cibo e spazio.

Forse i nostri cavalli si aspettavano insomma di realizzare le spinte della Natura, che li avrebbero portati a cambiare banda, cercare un compagno, fare puledri… compiere delle scelte sostanziali nella propria vita. Non è una antropomorfizzazione o una esagerazione: mettere a frutto le dotazioni della Natura fa liberare endorfine, serotonina… fa insomma provare piacere e crea dipendenza.

È come quella spinta che proviamo noi umani ad auto-realizzarci: è biologica, la seguiamo perchè essere indipendenti significa essere padroni del proprio ambiente e non essere in balia di altri, con maggiori possibilità di sopravvivenza, e quindi in finale riduce lo stress. È chiaro che noi ne siamo consapevoli mentre i cavalli “semplicemente” sentono la necessità di evolvere.

Tutto questo non è per farci perdere fiducia persino nella gestione naturale, ma per dare una spiegazione ad alcuni comportamenti in cattività che sarebbero proprio fuori luogo in un contesto naturale. Scalciare a caso nel bel mezzo di un grooming? Inseguire il proprio compagno di paddock e poi, di botto, smetterla lì? Aggredire qualcuno solo perchè è in mezzo ai piedi? Macchè.

Non è che in Natura siano tutti fiorellini e amore, ma le occasioni di scontro all’interno della famiglia sono rare oppure si evita di dargli peso: la risorsa è ovunque, acqua ce n’è per tutti, ci sono i puledri che buttano tutto sulla pace con lo snapping, chi aggredisce inutilmente viene isolato e, soprattutto, tutti loro si sono scelti per vivere nella stessa famiglia quindi si sopportano molto meglio.

Spesso purtroppo il gruppo domestico non è un vero gruppo sociale, ma solo una aggregazione di individui che non si sono scelti e di cui alcuni non vogliono mettersi a disposizione del gruppo. Per loro, quelli in genere che vediamo più aggressivi, vige la regola di prendersi ciò che si vuole senza pensare all’equilibrio del gruppo. In un gruppo sociale vero e proprio questo non accade, perchè i componenti mettono al primo posto il bene del gruppo e chi non lo fa è escluso4.

Prima di dire “Ma che vuoi di più dalla vita? Ti dò tutto!“, mettiamoci nei suoi panni, davvero, e chiediamoci piuttosto se quel “tutto” favorisce la sua naturale evoluzione. Forse il nostro cavallo è soprattutto frustrato o frustrata perchè sente dentro una spinta naturale ad andare ben oltre quei recinti e non può farci proprio niente.

Quindi noi che possiamo fare? L’obiettivo è favorire l’evoluzione personale, l’acquisizione continua nella vita di nuove conoscenze, come sarebbe in Natura. Cerchiamo innanzitutto di creare la miglior gestione naturale possibile, con tanti soggetti, tanto spazio, età e sessi diversi, perchè possiamo senz’altro mitigare il problema. Finanziate chi organizza il proprio spazio in questo modo.

E poi pensate a cosa può stimolare e incuriosire il vostro cavallo, insegnategli ad uscire a mano con voi, lasciatelo scoprire, esplorare senza la responsabilità di avervi sulla schiena. Create varietà nella sua vita e offritegli occasione di crescere in competenze sociali e nella fiducia di sè.

Anche nella miglior gestione naturale, mancheranno quellle dinamiche sociali che portano all’evoluzione personale. Dobbiamo curarci noi di questo aspetto.

Avevi mai pensato alla necessità di garantire non solo benessere,
ma evoluzione nella vita del tuo cavallo?
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