
Consigli di gestione per cavalli ciechi
Un cavallo cieco può vivere una vita di qualità. Dobbiamo allestire l’ambiente ad hoc e modificare alcune nostre abitudini, ma un cavallo cieco ci farà scoprire un’altra dimensione di relazione!
Circa l’1-2% della popolazione equina domestica va incontro a cecità per diversi motivi. In alcuni casi il passaggio è repentino, in altri arriva gradualmente e permette di abituarsi al cavallo… e anche a noi. Un cavallo che sta perdendo la vista si muove in modo incerto, può andare a sbattere ed essere riluttante nell’attraversare superfici che prima non gli creavano problemi, sia da terra che in sella.
Quando poi la cecità arriva, alcuni cavalli possono mostrarsi particolarmente nervosi: possono muoversi rapidamente in circolo, immobilizzarsi in un posto, nitrire a lungo, scartare apparentemente senza motivo, perdere l’equilibrio facilmente.
Noi dobbiamo essere pazienti, capire le sue difficoltà e tenere conto che l’adattamento alla nuova situazione può avvenire in poche settimane o richiedere alcuni mesi.
Non appena ci rendiamo conto del problema, dobbiamo adattare il suo ambiente di vita1,2,3. La maggior parte dei cavalli che stanno affrontando questo cambiamento teme l’isolamento e il confinamento, quindi meglio un paddock che un box.
Dal paddock bisogna rimuovere tutti i possibili oggetti che creino disturbo: riempi le buche e rimuovi tutti i rami bassi degli alberi o quelli troppo sporgenti degli arbusti. Attorno agli alberi, così come a eventuali pali non rimovibili, bisogna posizionare delle gomme o, ancora meglio, del pietrisco in un cerchio ampio attorno alla base, che funga da avviso tattile dell’avvicinarsi di un ostacolo.
Gli oggetti nel paddock possono rappresentare un problema principalmente se sono imprevedibili: se entri nel paddock con la carriola, non lasciarla in mezzo in quel breve tempo, ma appoggiala vicino alla recinzione o alla tettoia. Segnala al cavallo dove la lasci, chiamandolo per nome e toccando l’oggetto dove si trova.
Anche la recinzione dovrà essere modificata: bisogna rimuovere qualsiasi filo, che va sostituito con assi piatte, che non lacerano la pelle se ci si va incontro correndo. Non si deve usare la recinzione elettrificata, perchè sebbene qualcuno dica che i cavalli la possono sentire, per un cavallo cieco è un rischio troppo grande, si spaventerebbe e un cavallo cieco spaventato non è una cosa. Qualcuno attacca delle bandiere di plastica lungo la recinzione, che muovendosi segnalano il confine: sembra una buona idea, no? Anche i ganci dei secchi vanno coperti con del nastro adesivo.
Passiamo alle risorse. Fieno, acqua e sale dovrebbero essere posti uno vicino all’altro per permettere al cavallo di trovarli tutti assieme senza problemi. Per aiutarlo a imparare la strada verso le risorse, guidatelo sempre dallo stesso punto del paddock verso le risorse, tornate alla partenza e fatelo più volte. Stesso discorso per la tettoia: guidatelo dal punto di rilascio nel paddock (sempre lo stesso) alla tettoia, e dalla tettoia alle risorse.
Conducete il cavallo a conoscere tutto il perimetro del paddock, specie se è un nuovo ambiente, e battete con la mano sopra ogni oggetto, palo… Non forzatelo, lasciategli i suoi tempi: se vuole toccare la recinzione con il naso va bene, se non vuole non deve essere costretto. Ricordate che una volta non è mai abbastanza: accompagnatelo più volte in diverse giornate. Ah, ma mi sembra scontrato… non tagliate assolutamente le vibrisse (questo neanche nei cavalli vedenti!!).
Un cavallo cieco deve vivere da solo o in compagnia? Dipende dal cavallo, ma spesso il compagno diventa “i suoi occhi”, la sua guida. Il cieco può poggiare la testa sulla groppa dell’altro o affidarsi al rumore dei suoi passi: viene da sè che è meglio non abbinargli un pony. Entrambi comunicheranno più spesso tramite nitriti e brontolii rispetto a quanto non facciano fra loro cavalli vedenti.
In genere un cavallo cieco però ha difficoltà a vivere in branco, perde i suoi privilegi e può sempre capitare qualcuno che lo bullizzi. In branco ci sono troppi movimenti imprevedibili e troppe comunicazioni visive a cui non saprebbe rispondere. Nella difficoltà potrebbe solo fuggire, non più mediare o dire la sua. Alcuni riescono bene in branco e vengono messi da parte dalla loro guida quando ci sono baruffe, ma non è così frequente.
E con noi? Che accorgimenti adottare nella nostra relazione diretta? Per quanto rigiarda la conduzione, se il cavallo è abituato a camminare con la longhina morbida e lunga, ora è il momento di guidarlo in modo più fermo, almeno all’inizio con la longhina più corta.
È buona abitudine parlare al cavallo quando ci si avvicina o si è nelle vicinanze, usando l’accortezza di chiamarlo per nome solo quando si vuole interagire con lui, così avrà un modo in più per capire le vostre intenzioni, dato che non può leggere il vostro sguardo. Utile anche insegnargli un segnale di stop vocale, da usare a distanza se dovesse avvicinarsi a qualcosa che non sta vedendo.
Nell’avvicinarci, approcciamo il cavallo possibilmente prima dalla spalla e poi muoviamoci da lì toccando il suo corpo con la mano. Non mettiamogli mai addosso nulla senza averlo avvisato, cioè senza aver usato la voce, la mano sull’oggetto in modo che ne senta il rumore e averglielo fatto annusare.
Il nostro livello di attivazione (calmi o agitati) diventa ancora più importante, perchè anche il più calmo cavallo cieco può agitarsi se ha vicino una persona ansiosa, dovendo fare affidamento sulle emozioni altrui per capire cosa sta accadendo a distanza.
Col tempo, il cavallo si abituerà. Creerà una mappa mentale del suo ambiente, dove lo si potrà vedere correre e giocare, fermandosi a un passo dalla recinzione come se la vedesse. Anche tu ti abituerai: è un processo difficile anche per te, sebbene in modo diverso. Spesso i cavalli si adattano ancora prima dei loro proprietari.
Un cavallo cieco può avere una ottima qualità di vita. Vorrà fare quello che fanno gli altri cavalli e cercherà di fare quello che faceva quando vedeva, usando altre strategie. Si godrà la pioggia fresca addosso in estate, un bel pezzetto di mela, l’ombra di un bell’albero, la vicinanza di un compagno con cui scacciarsi le mosche: come sempre!

1. Dwyer, A. E. (2011). Practical management of blind horses. In Equine ophthalmology (pp. 470-481). WB Saunders.
La bibliografia scientifica sul tema è scarsa, quindi stavolta ho fatto riferimento a dei siti specializzati, curati da parsone che gestiscono rifugi per cavalli ciechi: http://blindhorsecare.org/ e https://blindhorses.org
