
Coliche nel cavallo: i principali fattori scatenanti
Gestione in box, alimentazione troppo orientata ai carboidrati, repentini cambi di vita… stress: sono alcuni dei fattori che scatenano le coliche nei cavalli.
Il termine “colica” indica genericamente il dolore addominale. Può affliggere numerosi organi, ma la più nota e comune è la colica gastro-intestinale. Circa un quinto delle coliche è di natura grave e in media il 16% termina con la morte.
Possiamo renderci conto di una colica in arrivo da alcuni segni: i primi ad arrivare, difficili da leggere, sono scarso appetito, ridotta produzione di letame (un cavallo normalmente ne fa 6-10 volte al giorno), un atteggiamento spento. I segni più comuni associati alla colica includono camminare in modo anomalo, teso, allungarsi, guardare i fianchi e scalciarli, digrignare i denti, rotolarsi, alzarsi e abbassarsi. Le gengive saranno troppo chiare e i parametri vitali fuori norma (normali: 25–40 battiti/minuto; 8–24 respiri/minuti; 36.5–39.0°C di temperatura corporea).
Da cosa ha origine una colica1? Il maggiore fattore di rischio è la gestione, a partire dall’alimentazione. Rispetto ai cavalli nutriti a fieno, quelli che mangiano più di 2.5 kg di concentrati al giorno (cereali, fioccato, fiock…) hanno un tasso di rischio fino a 5 volte più alto2.
La grande quantità di amidi che arrivano in 2.5kg di concentrati non riesce ad essere completamente digerita nello stomaco, perchè l’amilasi nei cavalli è poco attiva, e finisce per fermentare nell’intestino, provocando acidosi e, in ultimo, coliche. Anche per questo, i nutrizionisti consigliano un massimo di 1gr di amidi per kg di peso, che per un cavallo di 500kg significa non più di 500gr di cereali al giorno3.
Oltre a non esagerare con le porzioni, bisogna fare attenzione ai cambiamenti di alimentazione, sostituendo il cibo gradualmente in un arco di due o tre settimane, compreso l’accesso al pascolo4. Questo perchè la flora batterica potrebbe non essere adatta a digerire i nuovi alimenti e mandarli indigeriti a fermentare nell’intestino.
Sempre in termini di gestione, la vita in box è un altro forte fattore di rischio, specie se il cavallo passa più di 19 ore al giorno chiuso5: 6 ore di paddock al giorno sono il minimo indispensabile non solo per ridurre il rischio di coliche, ma anche aggressività e stereotipie.
Lo scarso movimento predispone a coliche per due motivi: il cibo potrebbe muoversi con più difficoltà verso il colon, inducendo l’apparato digerente a secernere acqua per mobilitarlo, purtroppo senza successo perchè cibo e acqua assieme pesano troppo e senza movimento non c’è modo di farli scorrere. Il cavallo così si disidrata mentre i liquidi in eccesso nell’intestino possono raggiungere lo stomaco, dilatandolo e provocando dolore.
Il secondo motivo per cui la vita in box predispone a coliche è che il cibo, sempre per lo stazionamento, può fermentare nel colon liberando gas che, senza l’opportuno movimento, resta intrappolato provocando la colica, gassosa in questo caso.
I cambi di ambiente sono pericolosi quasi quanto i cambi di alimentazione, ma vengono tenuti in poca considerazione. Pensate alle precauzioni usate per i gatti quando bisogna lasciarli da qualcuno prima delle vacanze: si va dalla cat-sitter prima della vacanza almeno due o tre volte per far abituare il gatto alla nuova situazione, mentre con i cavalli si trasportano e si pretende che si adattino subito. Chiaro che non è possibile portarli avanti e indietro, ma sicuramente lo è garantirgli un inserimento graduale.
Per esempio, un paddock in cui non sia circondato da altri cavalli: va bene che sia confinante con uno, ma deve avere anche la possibilità di isolarsi senza per forza dover rientrare nella capannina per rimanere solo. È vero che ai cavalli non piace stare soli, ma se i vicini lo cacciano, deve avere un posto dove stare sereno pur rimanendo all’aperto.
I parassiti sono un altro fattore scatenante, in particolare strongili e ciatostomine, ma anche gli antiparassitari lo sono6, soprattutto perchè interferiscono gravemente sulle interazioni mutualistiche nell’intestino, andando a uccidere parte della flora batterica.
Curtis infine punta l’attenzione su un fattore di gestione trascurato dal punto divista dell’importanza per le coliche: l’acqua. Molti beverini sono sporchi e i cavalli tendono a bere poco quando l’acqua è sporca. E poi i beverini in sè portano il cavallo a bere di meno, mentre un contenitore riempito d’acqua permette di acquisire più acqua con una sola abbeverata.
E se il nostro cavallo avesse coliche ma questa lista di fattori scatenanti non rientrasse nelle nostre “mancanze”? C’è una associazione indiretta ma molto forte fra coliche e stress, che può avere le origini più disparate, a partire dall’isolamento sociale o una attività equestre inadeguata (eccessiva, frenetica, frustrante)5. Lo stress da solo ad esempio può modificare il microbioma, cosa che a sua volta può originare coliche7, o modificare il ritmo circadiano del cortisolo, con lo stesso effetto8.
Infine, due fattori su cui non possiamo intervenire: la predisposizione genetica e l’età, ma gli studi sono troppo differenti fra loro per tirare una somma comune; anche il ticchio è risultato un possibile predittore di coliche, ma non è possibile stabilire che ne sia la causa (e le evidenze di cavalli ticchiatori in gestione naturale che però non hanno più coliche ci portano proprio a sostenere il contrario): ticchio e coliche hanno spesso gli stessi fattori scatenanti ed è ovvio che si ritrovino negli stessi soggetti.

1. Curtis, L., Burford, J. H., England, G. C., & Freeman, S. L. (2019). Risk factors for acute abdominal pain (colic) in the adult horse: A scoping review of risk factors, and a systematic review of the effect of management-related changes. PLoS one, 14(7), e0219307.
2. Tinker, M.K., White, N.A., Lessard, P., Thatcher, C.D., Pelzer, K.D., Davis, B. and Carmel, D.K. (1997)
Prospective study of equine colic risk factors. Equine Veterinary J. 29, 6, 454–458.
3. Geor, R. J., Coenen, M., & Harris, P. (2013). Equine applied and clinical nutrition E-book: Health, welfare and performance. Elsevier Health Sciences. Pag 412.
4. Harris, P.A., Ellis, A.D., Fradinho, M.J., et al. (2017). Feeding conserved forage to horses: recent advances and recommendations. Animal 11(6):958–67.
5. Archer, D. C., & Proudman, C. J. (2006). Epidemiological clues to preventing colic. The Veterinary Journal, 172(1), 29-39.
6. Daniels, S. P. (2018). Anthelmintic treatment in horses: efficacy and effects on intestinal health. University of Surrey (United Kingdom).
7. Lara, F., Castro, R., & Thomson, P. (2022). Changes in the gut microbiome and colic in horses: Are they causes or consequences?. Open Veterinary Journal, 12(2), 242-249.
8. Leal, B. B., Alves, G. E., Douglas, R. H., Bringel, B., Young, R. J., Haddad, J. P. A., … & Faleiros, R. R. (2011). Cortisol circadian rhythm ratio: a simple method to detect stressed horses at higher risk of colic?. Journal of Equine Veterinary Science, 31(4), 188-190.
