Cavalli e memoria: cosa ricordano?

Cavalli e memoria: cosa ricordano?

I cavalli hanno più memoria a breve termine di quanto ipotizzato dalla scienza, e ricordano fino a 10 anni degli oggetti associati ad un premio. E di noi, quanto si ricordano?

La memoria è il processo con cui si codificano, immagazzinano e recuperano le informazioni. È essenziale per la sopravvivenza perché permette di adattarsi all’ambiente senza dover ogni volta ripetere l’esperienza di apprendimento, con un grande dispendio di tempo ed energia.

Tutti gli animali, quindi, hanno memoria. Ma di che tipo? Quella sensoriale è a brevissimo termine e permette di riconoscere i segnali mandati dai sensi (il gusto dell’erba mangiata al momento, la sensazione di umido sotto gli zoccoli…). Quella a breve termine è nota anche come memoria operativa o di lavoro: ha una capacità limitata di pochi elementi per un breve periodo di tempo (es, il bambino che è appena passato davanti al paddock).

Sula memoria a breve termine dei cavalli la scienza si è contraddetta nel corso del tempo, passando dalla convinzione che si limitassero a 10 secondi (nel test1 veniva lasciato cadere del cibo rumorosamente in uno fra diversi secchi: se il cavallo veniva subito rilasciato lo trovava, se passavano più di 10 secondi no), fino all’attuale conoscenza che il cavallo ricorda gli eventi almeno per 6 ore (portati ad annusare delle feci e di nuovo dopo 6 ore, mostravano segni di disinteresse a dimostrazione che le ricordavano2).

Riguardo al test delle 6 ore, si trattava di testare per quanto ricordassero enti o eventi poco significativi, mentre gli eventi segnati da forti emozioni vengono fissati nella memoria a lungo termine. Cosa sappiamo a riguardo?

Intanto che i puledri separati artificialmente dalla madre la ricordano anche se sono stati separati da lei per 5 mesi3. I cavalli adulti ricordano le interazioni avute con altri esseri viventi per almeno 8 mesi4, in particolare se c’è di mezzo il cibo.

Quindi una interazione mediata con una mela vi garantirà un posto nel Paradiso mentale di quel cavallo per almeno tutti gli 8 mesi successivi. Attenzione perché la memoria si fissa anche se gli propinate qualcosa di sgradevole!5

Il cibo rappresenta un fattore di interesse così alto che, se addestrati a distinguere fra due forme (e parliamo di due orsacchiotti diversi, non un quadrato e un cerchio), i cavalli si ricordavano quale avesse portato loro un premio addirittura 10 anni dopo!6 Potrebbero ricordarsi di voi altrettanto a lungo, ma non lo sappiamo per certo.

Ricordano voce e volti delle persone7, ma ricordano anche le loro emozioni8, anche se non sappiamo per quanto. Sicuramente nell’arco della giornata: quando gli sono state mostrate foto di umani sorridenti o accigliati la mattina e poi li hanno incontrati nel pomeriggio (con gli umani con espressione neutra), i cavalli hanno rifiutato di avvicinarsi a quelli che ricordavano come accigliati e mostravano segni di stress.

E poi c’è un altro tipo di memoria, quella episodica, che ci fa ricordare il “dove, cosa, quando” di un evento e quindi crea letteralmente la nostra storia. Sappiamo che i cavalli ricordano i luoghi e le emozioni che questi gli hanno generato (il famoso fagiano sbucato su quella curva, ora segnata per sempre), ma sappiamo se il cavallo ricorda proprio l’episodio e quanto tempo prima nella sua vita è accaduto?

No, non lo sappiamo. Un bel test effettuato sfruttando l’interesse che i cavalli hanno verso le feci dei conspecifici ha dimostrato però che la memoria episodica, almeno per le feci, svanisce dopo una giornata. Cioè i cavalli tornavano ad annusare quelle feci il giorno dopo come se non le avessero mai viste.

Sembra essere una strategia etologica perché i cavalli si muovono molto in natura e defecano sulle tratte di percorrenza. È fondamentale tenere monitorata la presenza di feci altrui per non imbattersi in soggetti sgraditi, e quindi la Natura fa dimenticare al cavallo le feci annusate il giorno prima, per essere sicuri che non si perda nessuna informazione.

Ma non sappiamo se questo meccanismo si espanda anche ad altri contesti: nell’arco dello stesso giorno, il cavallo incontra 4 principianti diversi che gli propongono tutti dei giochi con il cibo sotto i coni. Stessi coni, stesso campo… che noia. Ma il giorno dopo, si può riproporre almeno per il primo principiante lo stesso gioco, sperando che se ne sia dimenticato?

È vero che non si può dare una risposta uguale per tutti, perché la memoria dipende dall’età, dallo stato di stress e anche dall’ambiente di vita: potete aiutare il vostro cavallo a sviluppare attenzione e quindi memoria inserendo nel suo paddock qualche arricchimento ambientale9, che stimolerà le sue facoltà cognitive.

Test cognitivo per il riconoscimento delle emozioni umane da parte del cavallo

Figura: Test di Proops et al. (2018) per verificare se i cavalli riconoscono le emozioni umane. In alto, il cavallo osserva la foto di un volto sorridente o arrabbiato, poi nel pomeriggio incontra la persona dal vivo. Sotto si vedono le due differenti reazioni in funzione della foto vista, pur avendo l’umano dal vivo una espressione neutra.

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