udito dei cavalli e percezione della musica

Udito nei cavalli: da Mozart ai tappi per le orecchie

L’udito del cavallo è un senso un po’ negletto nella gestione: radio accese, dissuasori ad ultrasuoni… cosa è meglio per il suo benessere?

Quando si progetta l’ambiente in cui vivrà un cavallo si pensa agli spazi, alla distribuzione delle risorse, al campo visivo nei ripari… raramente all’ambiente acustico e alla sua influenza.

L’udito è un senso davvero importante per il cavallo1. Di questo ci saremo accorti quando osserviamo la pinna (la parte visibile dell’orecchio) muoversi da tutte le parti grazie ai suoi 16 muscoli dedicati, contro i 3 dell’uomo.

Sempre differentemente da noi, ma in realtà di tutti quanti i mammiferi, il cavallo ha uno strato di cellule che mantiene pulito il canale uditivo, quindi non bisogna pulirgli l’interno come si fa ai cani.

Ma per capire come organizzare al meglio attività e ambiente di vita, dobbiamo concentrarci sul range delle frequenze udite, che nel cavallo vanno dai 50Hz fino ai 33KHz: non sentono quindi qualche bassa frequenza a noi accessibile, ma hanno la capacità di sentire infrasuoni (uomo: 20Hz-20kHz).

Quando diciamo che “non c’è nulla di cui spaventarsi”, rendiamoci conto che magari siamo noi a non avere i sensi abbastanza fini. Inoltre, bisogna fare attenzione ai repellenti acustici per roditori, che in genere usano le frequenze sopra a 32kHz (quindi al limite dell’udibile dal cavallo), ma ce ne sono alcuni che partono dalle 18kHz: potrebbero repellere anche il vostro cavallo, attenzione.

Come adattamento alla predazione, i cavalli sentono particolarmente bene le alte frequenze: un lupo che spezza un rametto avvicinandosi viene subito sgamato. Provate a spezzarne uno vicino ad un cavallo distratto: sicuramente alzerà la testa di scatto, di più o di meno in funzione della sua personale emotività.

Ma non è detto che riesca subito ad identificare da dove arriva il lupo: il cavallo ha una scarsa capacità di localizzare la fonte del suono, cioè fa un errore di posizione di ben 22°, meglio di quello del topo (33°) e peggio del gatto (5°), mentre noi esseri umani e gli elefanti abbiamo un raggio di errore una frazione di grado. Per aiutarsi usa la vista e quindi ha bisogno di guardare per qualche secondo nella direzione da cui proveniva il suono.

Per ridurre l’impatto emotivo di suoni sconosciuti o sgradevoli, in alcuni sport si usano i tappi per le orecchie. C’è un solo studio su questi dispositivi e ha dato risultati davvero interessanti2. Applausi, nitriti di cavalli sconosciuti, “We are the champions” dei Queen: sono alcuni dei suoni immancabili in un contesto di gara e di cui i ricercatori hanno testato l’effetto su cavalli con e senza tappi.

Anche se in media i tappi diminuiscono lo stress, dipende in realtà dallo stressore. Con gli applausi, i tappi non permettevano ai cavalli di identificarne la provenienza, per cui il loro battito è rimasto elevato ma dall’esterno sembravano calmi. Secondo i ricercatori, sono entrati in uno stato di ansia in cui non sapevano quale comportamento mettere in atto e si sono bloccati, ma altri studi devono confermare le ipotesi.

Un ambito più promettente dei tappi per ridurre lo stress è l’uso della musica, ma gli studi sono contrastanti e ancora vaghi. Per esempio pare che delle cuffie con musica classica possano ridurre la paura di stimoli sonori improvvisi (es. un clacson)3, ma aspettate a metterle, siamo ancora in alto mare e rischiereste di sbagliare tipo, volume… con effetti magari opposti.

In generale però sembra che la musica classica o di chitarra strumentale rilassi. La Nona Sinfonia di Beethoven potrebbe favorire il sonno4 e in generale 5 ore al giorno di musica classica di vario tipo potrebbero favorire il rilassamento e l’appetito. Qualcosa fa anche la musica country (attenti perché sembra far mangiare ancora di più i pony!!), al contrario di rock e jazz che diminuiscono l’appetito e disturbano il sonno5 .

Gli anziani apprezzano la musica “New Age”, ma per poco tempo: già dopo due settimane gli effetti sono nulli6. La musica migliora anche le performance sportive, con diminuzione del battito e maggiori performance in gara, ma un effetto limitato a due mesi.

Ma non per forza è la “musica” ad avere questi effetti, quanto piuttosto le “frequenze” in sé. Semplici frequenze organizzate in multipli dei famosi 432Hz, emesse da un dispositivo studiato appositamente e in fase di brevetto, hanno dato risultati sorprendenti su cavalli scuderizzati7, se verranno confermati.

Sono diminuite le stereotipie e il masticamento a vuoto, e viceversa è aumentato il riposo sdraiato, l’osservazione quieta dell’ambiente (rispetto al rimanere con lo guardo fisso nel vuoto) e l’appetito verso il fieno.

I cavalli, trattati per 3 settimane, hanno mostrato migliori parametri ematici e immunitari, che risultavano invece compromessi all’inizio dell’esperimento, e i risultati si sono mantenuti per ben 3 settimane dopo la fine dell’esperimento.

In conclusione: il mondo acustico nostro e dei cavalli è profondamente diverso, teniamone conto. Ad esempio non accendiamo la radio in scuderia, visto che sappiamo che certa musica proprio non piace. Potremmo divertirci a provare a fare ascoltare diversi tipi di musica ai nostri cavalli, come nel video qui sotto… perché non mi raccontare i risultati nei vostri commenti sui social?

Horses listening to cello music
Una musicista suona il violoncello per dei cavalli: ecco le loro reazioni

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