
Altro che perimetro! Come esplorano lo spazio i cavalli
Con i cavalli si fanno escursioni… da sempre. In maneggio da sempre si segue il perimetro del rettangolo. Insomma, con i cavalli ci si muove nello spazio da sempre, ma come inizierebbero l’esplorazione loro senza di noi… lo abbiamo mai considerato?
Come esplora lo spazio un cavallo? Altre specie studiate a riguardo, come ratti, primati, api, lupi, millepiedi e alcuni pesci, in genere esplorano i nuovi ambienti creandosi prima di tutto una base di partenza, una sorta di “zona sicura” da cui partono pattugliamenti di tutta l’area, in genere lenti avanzamenti lungo il confine seguiti da più rapide ritirate.
Per i cavalli non si è mai pensato di studiare il comportamento esplorativo, probabilmente perché non hanno un territorio, una base di foraggiamento, una tana… si muovono con la famiglia in ampi spazi. Nell’ambito equestre però ci si muove in uno spazio ristretto (il rettangolo) e a volte c’è un solo cavallo, che forse di una base dove sentirsi al sicuro ha bisogno.
Spinti dalla curiosità, un gruppo di ricercatori ha investigato il comportamento di alcuni cavalli introdotti singolarmente in un rettangolo. Alcuni di questi già lo conoscevano bene, altri ci erano stati raramente e per altri era un ambiente nuovo. Ci sono rimasti 30 minuti da soli, oppure con un compagno noto legato, oppure montati, ma senza comandi di direzione: liberi di andare dove volevano.
Altro che giro del perimetro! I cavalli hanno mostrato un comportamento simile a quello di altre specie, con una base da cui sono partite una serie di esplorazioni. Avrete notato anche voi quando liberate il vostro cavallo nel rettangolo che non si mette a pattugliare il perimetro… ma il contributo dei ricercatori è stato di segnare le tracce GPS degli spostamenti, ricavando dei caratteristici pattern di movimento.
I cavalli liberati da soli hanno stabilito una base vicino all’ingresso: lì passavano la maggior parte del tempo, magari si rotolavano e grattavano sulla parete. Quelli invece che trovavano un cavallo legato nel rettangolo stabilivano come base il compagno e l’uscita veniva dimenticata.
Diversamente dalle altre specie studiate, per un cavallo la base sicura non sarebbe un luogo, ma i compagni. Secondo i ricercatori, i cavalli soli sceglievano come base l’ingresso del rettangolo non perché non volessero fare attività, ma perché l’uscita è il luogo più vicino al loro gruppo, sia che vivano da soli che in box.
I cavalli sono partiti dalla base (ingresso o compagno) in escursioni esplorative in cui tenevano la testa bassa e le orecchie avanti, spesso annusando il terreno. Quindi si fermavano, alzavano la testa guardando l’estremità opposta dell’arena (quella non esplorata) e tornavano indietro velocemente con la testa alta e le orecchie leggermente indietro. Puoi vedere il pattern di esplorazione nell’immagine in fondo all’articolo.
Dopo prime brevi escursioni, si azzardavano ad allontanarsi di più dalla base, ma poi tornavano a fare cerchi piccoli come all’inizio. Questo ci fa riflettere sulla nostra tendenza a pretendere sempre di più: ci dicono che se accettiamo meno distanza dal giorno prima gliel’abbiamo “data vinta”, e invece quello è proprio il loro modo di esplorare. Bisogna lasciarli liberi di tornare indietro, perdere qualche metro, perchè così recuperano il coraggio e dopo ne mettono di più per un’esplorazione più ampia.
Sempre contrariamente ad altre specie, i cavalli si orientavano subito verso il centro piuttosto che lungo il perimetro e usavano la vista per esplorare le parti nuove del rettangolo, invece che raggiungere fisicamente le zone distanti. Inaspettatamente, questi pattern di esplorazione sono risultati identici fra i cavalli che conoscevano già l’arena e quelli che invece ci entravano per la prima volta, sia quando montati che liberi.
Segue allora un’altra riflessione: nella maggior parte delle attività equestri, i cavalli sono portati nell’arena e subito invitati a seguire tutto il perimetro, cosa che a quanto pare non rientra nelle loro corde, ma nelle nostre, che andiamo ad esplorare da vicino.
Una buona mediazione fra le nostre e le loro esigenze potrebbe essere quella di partire da una base vicina all’entrata e fare dei cerchi sempre più ampi fino a raggiungere il perimetro completo. Non dimentichiamo che anche i cavalli che frequentavano regolarmente l’arena avevano bisogno di fare le esplorazioni ad anello.
La stessa cosa si può fare in gruppo, facendo in sessione dei cerchi sempre più ampi per poi fermarsi assieme per una decina di secondi al rientro da ciascuna esplorazione, proprio per segnare la “base” sicura da viversi in gruppo.
In alternativa, ideale sarebbe lasciare il cavallo libero di esplorare nei primi dieci minuti dell’attività in sella, chiedendogli di riprendere il passo dopo pochi secondi se si è fermato, proprio come nello studio, ma senza indicazioni di direzione.
Attenzione però, perchè un cavallo abituato ad entrare nell’arena e seguire il perimetro potrebbe sentirsi vincolato mentalmente ad uno schema: potremmo allora guidarloo attivamente nell’uscire dallo schema e fare questi cerchi, per vedere se con il tempo perde lo schema. Tutto questo a redini lunghe, lunghissime, in modo che possa stendere il collo per annusare il terreno, come abbiamo visto gli piace fare.
Ottimo quindi il contributo di queste ricerche che, anche se sembrano dire qualcosa di ovvio, ci permettono invece di fare riflessioni utili per cambiare la nostra routine di attività e renderle più gradevoli ai nostri cavalli.

