Non va considerato un problema da poco: quando la temperatura interna sale oltre i 42°C provoca una cascata di reazioni che possono portare ad un attacco cardiaco e alla morte. Affligge i cavalli sottoposti a sforzi intensi e brevi, tipicamente trottatori che in pochissimo tempo raggiungono i 70km/h o nell’endurance, dove lo sforzo è troppo prolungato, e si verifica in ambienti caldi ed umidi, dove le capacità di dissipare il calore attraverso la pelle sono estremamente ridotte.
Ma quali sono i parametri ambientali a cui questa condizione può verificarsi? Un WBGT (acronimo di Wet Bulb Globe Temperature, un indice per valutare il rischio connesso con lo stress termico) fra 28 e 30 (non sono gradi, ma ci si avvicina come concetto) già indica che la zona di riposo deve essere all’ombra e che bisogna chiedere meno al cavallo nell’attività; quando si sale a 30-33, ogni attività dovrebbe essere spostata nelle ore più fresche della giornata. Sopra un WBGT di 33, nessuna attività dovrebbe essere intrapresa con i cavalli (Brownlow et al. 2016).
La maggior parte degli studi che esplorano come aiutare il cavallo ad abbassare la temperatura suggerisce di bagnare gli arti, portarlo all’ombra e farlo bere, ma si tratta di ricerche fatte in ambienti molto umidi e a circa 30°C. Janczareck et al. (2022) hanno invece misurato la dissipazione del calore a temperature intermedie (20-24°C) utilizzando diversi metodi per bagnare il cavallo.
19 cavalli sono stati sottoposti a un lavoro alla longa fra passo, trotto e canter per un’ora, sellati ma senza cavaliere. Il test è stato ripetuto per 4 volte con alcuni giorni di pausa fra uno e l’altro, e ogni volta il cavallo è stato trattato in modo diverso alla fine del test: nessun raffreddamento, raffreddamento solo agli arti, solo alla parte superiore (retro della testa, fianchi), arti più parte superiore.
L’acqua aveva una temperatura di a 18°C ed è stata applicata con spugnature da 30 secondi ciascuna: immediatamente dopo l’esercizio, di nuovo dopo 10 minuti e dopo 20 minuti. Ai cavalli sono state prese la temperatura rettale e superficiale, che sono sempre risultate maggiori dopo l’esercizio (dimostrando l’effettivo innalzamento).
Il risultato è stato che bagnare i fianchi fa scendere troppo velocemente la temperatura rettale, mentre il processo di raffreddamento dovrebbe essere lento. Bagnare gli arti risulta la scelta ideale, perché fa abbassare la temperatura superficiale e solo con il tempo anche quella rettale…. ma attenzione!
Secondo i ricercatori è inutile bagnare gli arti per diversi minuti, riportare il cavallo nel luogo di riposo e dimenticarlo: quello che fa dissipare il calore interno è la vasodilatazione post-lavaggio e non la durata del trattamento. Piuttosto, bisogna bagnare gli arti 30 secondi a intervali di 10 minuti, e dopo 30 minuti la temperatura interna tornerà normale: se si continua a mantenere l’acqua fredda sugli arti, si provoca una costante vasocostrizione che impedisce al sangue caldo di fluire di nuovo negli arti, quindi si spreca tempo ed acqua. Tra l’altro… questa accortezza è un gran risparmio di bolletta dell’acqua!!
Esiste anche un’altra possibilità: una coperta raffreddante sviluppata da alcuni ricercatori giapponesi. Non è ancora in vendita, ma se volete dettagli sul suo funzionamento e qualche immagine, seguite il link della ricerca di Ojima et al. 2022. Invece, sembra che i ventilatori non abbiano una reale efficacia nel dissipare il calore interno (McGill et al. 2019; Takahashi et al. 2020).

