pignon con i suoi cavalli - ma è vera etologia?

Un addestratore di cavalli famoso e una etologia travisata

Alcuni addestratori divulgano informazioni sbagliate sull’etologia equina, prive di fondamento scientifico, che restano nella mente delle persone. Un problema!

Nel mondo equestre esistono ancora tanti preconcetti sul modo in cui i cavalli strutturano le loro relazioni. Alcuni addestratori continuano a sostenere la necessità di comportarsi da dominanti, anche se “con amore”, o che dovremmo subito stabilire chi sia il numero uno, perchè così accade in natura.

Purtroppo alcuni di questi sono molto famosi e certi organizzano spettacoli in cui trasmettono al pubblico messaggi sbagliati, facendo un danno importante perchè divulgano informazioni prive di fondamento scientifico che però restano nella mente delle persone.

Traggo spunto da una intervista a Jean-Francois Pignon, notissimo addestratore e “showman”, che ruba il cuore di migliaia di persone con i suoi cavalli. L’articolo mi è stato segnalato e, sebbene volessi evitare di commentarlo, dopo averlo letto ho preferito fare un favore alla scienza… ai cavalli e agli umani.

Riporterò alcune delle sue frasi, così come scritte dal giornalista che ha composto l’articolo, e le commenterò, al mio solito, con il supporto della ricerca scientifica. Non c’è però da prendersela con Pignon nello specifico: informazioni sulla reale etologia del cavallo arrivano con difficoltà nel mondo equestre e nell’errore incappa lui così come molti altri.

“Quando due cavalli si incontrano, la prima azione è stabilire chi è il numero uno”

Questa affermazione è vera se si considera solamente l’incontro fra due stalloni che, incontrandosi le loro due famiglie, stabiliscono quale delle due coordinerà gli spostamenti e le attività, caso mai volessero restare per un po’ di tempo nello stesso posto.

Ma quando due cavalli si incontrano, la prima cosa che fanno… dipende dal contesto e se si conoscono già o meno. Proprio di recente, è stato descritto il caso di un harem-stallion che incontrava due suoi cugini “persi per strada” e la prima cosa che faceva era… mettersi a giocare con loro1.

Se fosse vera l’affermazione di Pignon, sarebbe allora falsa quella dei ricercatori secondo cui due cavalli sconosciuti messi assieme in un tondino cercano di evitarsi invece che scacciarsi reciprocamente (come supporrebbe Monty Roberts, e infatti lo studio smontava sperimentalmente i principi di base del suo Join-Up)2. Altro che “la prima azione è stabilire chi è il numero uno”.

“Dobbiamo guadagnare il suo rispetto, dobbiamo essere quelli più forti, dominanti. In un branco è l’esemplare dominante che riporta la tranquillità in caso di problemi”

Proprio nel 2023 è uscito un bellissimo volume della Royal Society of Science che riassume 100 anni dalla nascita del concetto di dominanza. La conclusione è che bisogna rivedere molto di quello che è stato detto fin’ora e distinguere due tipi di dominanza: una dettata dalla forza e una dall’influenza sociale3.

Quella basata sulla forza permette di acquisire risorse ma fa perdere connessione sociale, la seconda permette sempre di acquisire risorse ma si ottiene dimostrando competenza e dedizione alle necessità della famiglia, perchè così il cavallo viene eletto come leader senza bisogno di imporsi. Due opposti insomma.

Quando Pignon dice “dobbiamo essere forti, dominanti” può riferirsi solo al primo tipo di dominanza, perchè nomina direttamente la forza, ma così non può ottenere quella bella relazione che dichiara di avere con i suoi cavalli.

Inoltre, di certo non è “l’esemplare dominante che riporta la tranquillità” se la dominanza è ottenuta con la forza, perchè un soggetto temuto e che viene evitato non può riportare la calma. Quello lo fa l’individuo votato dal gruppo per la sua dedizione al bene del gruppo.

“Dobbiamo essere dominanti e amorevoli, dominanti e giusti, cioè capaci di chiedere solo quanto è necessario”

Altissimo qui il rischio di giustificarsi nel punire un cavallo “per il suo bene”. Ragioniamo piuttosto su cosa significa “chiedere solo quanto è necessario”? Cosa è “necessario”? Ho visto di recente un video in cui Pignon fa rotolare a pancia all’aria un mini-pony che diventa praticamente un clown e ci si mette sopra a cavalcioni (rimanendo in piedi, tanto il pony è basso). È giusto e necessario chiedere questo a un cavallo?

“Se volete fare qualcosa di veramente piacevole per il cavallo rilassatevi, respirate, non fate richieste, nemmeno con lo sguardo perché quando guardate un cavallo negli occhi gli state dicendo che c’è un problema”

Questa affermazione è chiaramente smentita dalla ricerca scientifica, che ci conferma tutto l’opposto: cercare lo sguardo del cavallo è invece un modo per agganciarne l’interesse e i cavalli sono molto più attratti fda chi li guarda che da chi volta la testa altrove, indipendentemente dalla postura assunta. E per sostenere questo vi rimando a ben cinque studi diversi: sufficiente?4,5,6,7,8.

Questa affermazione è chiaramente smentita dalla ricerca scientifica, che ci conferma tutto l’opposto: cercare lo sguardo del cavallo è invece un modo per agganciarne l’interesse e i cavalli sono molto più attratti fda chi li guarda che da chi volta la testa altrove, indipendentemente dalla postura assunta. E per sostenere questo vi rimando a un mio video e a ben cinque studi diversi: sufficiente?4,5,6,7,8.

“Quando un cavallo si spaventa tendiamo ad accarezzarlo per rassicurarlo, ma così gli confermiamo che fa bene ad avere paura”

Grazie a Pignon che mi dà un’altra occasione per ricordarvi che ho fatto un video dedicato a questo tema, che vi consiglio di andare a vedere, senza che mi dilunghi qui sull’argomento. Aggiungo solo che a livello neurologico in tutti i mammiferi esistono dei circuiti nervosi nel cervello collegati a specifiche emozioni e che hanno ciascuno un circuito antagonista: il circuito della paura ha come antagonista quello della cura, cioè per guarire dalla paura c’è bisogno di qualcuno che si prenda cura dell’impaurito, soprattutto toccandolo9.

“Voglio che i cavalli stiano con me perché ne hanno voglia, non perché sono addestrati a farlo”

Il commento a questa frase è un mio commento personale. Ho seri dubbi che il pony tenuto a pancia all’aria da Pignon avesse voglia di farlo. In un altro pezzo dello spettacolo che ho visto, fa girare attorno a sè dei cavalli di cui due visibilmente in continua reciproca minaccia (che “sicuramente” avevano voglia di rimanere vicini, quindi) e un altro che sbadigliava in continuazione (avrà avuto sonno o forse piuttosto era in stato di stress?).

E ho seri dubbi che, ricevendo un pagamento sicuramente profumato, Pignon sia davvero disposto a dire agli spettatori che oggi lo spettacolo non si fa perchè ai cavalli non va, e soldi indietro per tutti. Non lasciatevi ingannare dai falsi momenti di “errori”, descritti come incidenti fuori programma da Pignon, e leggete le espressioni dei cavalli e i segnali dell’addestratore per il “via libera”. È tutto programmato e il gioco invece non si programma affatto.

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