Il mio cavallo è fatto così: genetica e personalità equine

Il mio cavallo è fatto così! Genetica e personalità equina

“Che posso farci, è un Arabo… un Purosangue… un Avelignese…” è vero che la genetica ha una certa influenza sulla personalità, ma è una minima parte. Il resto lo fa l’ambiente e, dunque, noi.

La personalità è una combinazione di modi di essere relativamente stabile nel tempo. Si compone del carattere, che deriva dal vissuto esperienziale e quindi dipende dall’ambiente, e dal temperamento, che si riferisce alla componente genetica.

Si può dire che il temperamento riguarda le proprietà innate, la predisposizione del sistema nervoso, mentre il carattere si riferisce alle esperienze acquisite durante la vita.

Non tutto è ereditabile o prevedibile in base ai genitori. Nei cavalli, per esempio, sappiamo che sono stabilmente ereditati almeno tre tratti del temperamento1: ansietà, eccitabilità e curiosità. I cavalli denominati “a sangue caldo” (Arabi, Purosangue, …) sono tendenzialmente più eccitabili, ansiosi e curiosi, viceversa quelli cosiddetti “a sangue freddo” (Hannover, Avellignese, Olandesi…).

Ma quanti di noi conoscono Arabi calmi e sereni, e viceversa Avellignesi che saltano per aria per una sacchetto di carta in volo? La componente genetica, dicono i ricercatori, influisce sulla personalità fra il 17 e il 30%2, quindi pensate al fortissimo contributo dell’ambiente.

Per esempio, il tasso di aggressività verso gli umani dei cavalli che vivono in box è più elevato di quelli a paddock e ciò è stato correlato ad uno stato infiammatorio generale che si ripercuote nell’espressione genica3. Lo stato infiammatorio porta alla degradazione di una serie di ormoni “calmanti” che questi cavalli geneticamente produrrebbero normalmente, ma che l’ambiente gli impedisce di esprimere.

O ancora, uno studio su dei puledri4 ha dimostrato che in soli 3 mesi di vita in paddock con altri cavalli (con arricchimenti ambientali come oggetti, musica, odori…) si modifica l’espressione genica favorendo la crescita e la proliferazione cellulare, ma soprattutto alterando i tratti del temperamento legati ad ansietà, reattività agli umani e sensibilità sensoriale.

Se una esperienza arricchita di soli tre mesi riesce a modificare proprio quei tratti del temperamento che abbiamo detto che sono stabilmente ereditati, allora dobbiamo davvero buttarci alle spalle “Il mio cavallo è fatto così…” e ricordarci che la genetica è solo UNO dei fattori che determinano la personalità (… vale anche per noi umani).

Ma perchè l’ambiente ha questa grande importanza? Per l’uomo lo capiamo, è un animale così complesso, ma per i non umani ci hanno sempre detto che l’ormone la fa da padrone, che lo stallone che vede la femmina non capisce più niente perchè è stato rapito dagli ormoni, che non può decidere cosa fare. L’istinto vince, insomma.

Se fossimo a fine 1900 potrei anche trovare una giustificazione a questa linea di pensiero, ma ai giorni nostri… no. La genetica non è una gabbia che impone un comportamento in maniera deterministica, ma piuttosto va letta come una predisposizione verso certe scelte.

La genetica determina la soglia di attivazione che fa liberare gli ormoni (per esempio, l’intensità del profumo della femmina che fa liberare abbastanza testosterone da attirare lo stallone), ma poi è il soggetto che decide se seguire il suggerimento che l’ormone gli propone. È come se gli ormoni rendessero evidente ciò che è presente nell’ambiente, suggerendo ciascuno un’azione.

Il testosterone magari suggerisce allo stallone di andare dalla femmina, ma la serotonina gli potrebbe suggerire di andarsi a rotolare nella sabbia con gli altri compagni. Chi vince? Dipende dal contesto di vita, dalle motivazioni di quel preciso istante, da quello che è successo appena prima…

Se nei nostri contesti domestici vediamo solo stalloni completamente fuori di sè in presenza delle femmine (e questo ovviamente è solo un esempio), non è perchè “sono fatti così”, ma perchè sono tenuti in isolamento e possono frequentare le femmine solo al momento della riproduzione. Questo crea un’unica modalità espressiva nei confronti delle femmine e quindi mancano completamente le alternative mentali all’approccio alla femmina.

Inoltre, questi cavalli vivono completamente insoddisfatti nelle loro motivazioni, soprattutto la socializzazione con altri cavalli, ed è ovvio che il suggerimento del testosterone finisca per vincere sugli altri ormoni, che probabilmente non si esprimono neanche perchè non hanno nulla da suggerire di fare, in ambienti così monotoni.

In natura gli stalloni infatti non passano il tempo a montare le femmine, ma valutano in base alla predisposizione del momento, cioè in base a quello che hanno da fare. Sarebbe altrimenti una vita impossibile per le femmine e gli stalloni non potrebbero dedicarsi al mantenimento della banda!

In conclusione, dovremmo evitare di attaccare una etichetta a qualsiasi cavallo (o individuo di qualunque specie) che lo classifichi sulla base del suo temperamento. Lo stesso dicasi per “cervello destro” o “cervello sinistro”. Ci portano solo a non vedere l’infinita varietà che esiste in ciascuno.

E il tuo cavallo… “è fatto così”??
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