Dressage: e se i giudici premiano il malessere?

Il dressage è una disciplina molto studiata dal punto di vista etologico, perchè imponendo la sottomissione del cavallo determina una serie di potenziali rischi per il suo benessere, sia fisico che mentale.  Questa attività è stata in effetti associata allo sviluppo di stereotipie come il ticchio, per l’alto livello di frustrazione esperito, e ad una maggiore paurosità nei confronti di ambienti o oggetti nuovi.

Ma la responsabilità non sta solo nelle mani del cavaliere… Il problema del dressage sta anche nella formazione dei giudici: finchè non sapranno riconoscere i segnali di conflitto, non potranno valutare se quel cavallo è un “atleta felice” e quindi non potranno rispondere alla richiesta della FEI. Questi comportamenti emergono quando vengono fatte richieste contrastanti, come accade quando le gambe chiedono di avanzare ma le mani di rallentare, in pratica la regola nel dressage.

I comportamenti conflittuali comprendono lo sferzare della coda, tensione nei muscoli della bocca, movimenti della testa tipo scuotimento o sollevamento improvviso, inclinazione della testa. Ciascuno può anche indicare altro in altri contesti, ma indicano per lo più frustrazione, dolore o disagio in questi.

Hamilton e colleghi hanno appena condotto uno studio su 75 binomi analizzando video di competizioni. Nell’83% dei casi sono stati osservati comportamenti conflittuali, alcuni dei quali sono stati puniti ed altri premiati. I giudici hanno avuto un occhio “globale” sul corpo del cavallo, rendendosi conto dei comportamenti più evidenti come sgroppare o rifiutarsi, ma sembrano non in grado di identificare questi comportamenti quando si presentano singolarmente, ignorando le sferzate di coda o la bocca aperta.

Purtroppo, i giudici hanno dato punteggi più alti ai cavalieri che tenevano il naso del cavallo dietro la verticale, sebbene la FEI dica che dovrebbe rimanere davanti ad essa e sebbene i cavalli che tengono il naso dietro la verticale mostrino più comportamenti conflittuali.

Alla fine quindi, anche sui giudici ha prevalso lo stereotipo… la classica immagine di “come dovrebbe essere” un cavallo dressagista piuttosto che le effettive indicazioni della Federazione e della ricerca. Sono i giudici stessi, in questo modo, a incoraggiare un portamento scorretto della testa, che sempre più studi confermano come estremamente frustrante e dannoso per legamenti, respirazione, visione…

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