Di conseguenza, queste attività possono avere un effetto diverso sullo sviluppo del sistema nervoso autonomo (SNA). In uno studio, Mendonça e colleghi hanno coinvolto 41 cavalli dediti alle 4 diverse discipline citate. Tutti i cavalli avevano più di 4 anni, passavano la giornata in paddock singoli e la notte in box. Li hanno sottoposti ad un test comportamentale e fisiologico per compararne gli effetti. A livello fisiologico, è stata misurata la variazione di battito cardiaco come indicatore dell’attivazione simpatica (eccitazione) o vagale (mantenimento).
Per l’analisi comportamentale, ciascun cavallo è stato introdotto singolarmente in un paddock di 10mq dove era presente una sedia e all’interno del quale era libero di muoversi. Adiacente, un paddock con un cavallo amico. Il cavallo veniva sottoposto a 4 test consecutivi:
- una persona sconosciuta seduta sulla sedia gli offriva del cibo (test di apprensione sociale);
- la stessa persona apriva un ombrello mentre il cavallo stava mangiando (test sulla risposta alla sorpresa);
- in una seconda sessione, per raggiungere la persona seduta il cavallo doveva superare delle barriere a terra (test di fruizione dell’ambiente);
- sia il cavallo amico che la persona venivano allontanate e rimaneva solo il cibo (test di isolamento sociale).
In generale, tutti i cavalli hanno mostrato poca interazione con il cavallo amico, ma è interessante notare che la sua rimozione ha ridotto la tendenza esplorativa ed ha aumentato il tempo impiegato per raggiungere il premio: anche se i due non interagivano, la presenza dell’altro aveva un valore emozionale di supporto. Da tenere in conto quando affermiamo “Non gli interessano gli altri cavalli”!!!.
Per quanto riguarda i dati relativi alle discipline, i saltatori ci mettevano più tempo degli altri per esplorare un ambiente e approcciarsi al premio, ma lo facevano in serenità, come dimostrato dall’equilibrio simpatico/vago. In effetti, subiscono una selezione genetica per avere una scarsa risposta emozionale agli stimoli sconosciuti, utile nel campo gara.
I dressagisti erano rapidi nell’esplorazione, al contrario dei saltatori, ma come loro equilibrati nella gestione simpatico/vago, cioè riuscivano a ritrovare l’equilibrio rapidamente: questo risultato è stato una sorpresa, perchè altri studi sui dressagisti li hanno dpinti come emotivamente instabili. I cavalli coinvolti nello studio però passano la giornata in paddock cosa che, secondo gli autori, ha fatto una sostanziale differenza rispetto ad altri studi.
Ulteriore sopresa, per così dire, per i cavalli coinvolti nelle terapie assistite. Questi ultimi hanno mostrato molta latenza nel tempo di approccio al premio in presenza di umani, dimostrando un alto grado di apprensione sociale rispetto a cavalli coinvolti in altre discipline, ed uno scarso equilibrio emozionale a livello fisiologico.
Forse il risultato è dovuto al forte stress a cui sono sottoposti sia da parte del conduttore, che in genere li tiene a stretto giro impedendogli molte modalità espressive, sia da parte della persona coinvolta, spesso poco abile nel tarare i propri comportamenti in base al disagio del cavallo.
Infine, i cavalli del completo erano rapidi ad esplorare come i dressagisti, ma lo facevano con emotività al contrario degli altri, probabilmente per la grande varietà di stimoli fra cui discriminare in velocità, riducendo le capacità di controllo emotivo.
In finale, le diverse attività equestri producono effetti fisiologici e comportamentali differenti, il che significa che possono avere effetti di vario genere sul benessere del singolo.

