Il cavallo ci vede come predatori?

Diverse scuole (soprattutto legate alla Natural Horsemanship) diffondono la convinzione che l’uomo sia visto dal cavallo come un predatore. Spesso dicono che il fatto che il cavallo si allontana naturalmente da noi ne è la prova. Ma siamo sicuri che il cavallo ci veda così?

A dir di scienza… è più no che sì. Cominciamo con un dato scientifico: ai cavalli non interessa se ci avviciniamo guardandoli fissi negli occhi. Una ricerca lo ha dimostrato già nel 20081: una ricercatrice ha approcciato in un campo aperto 50 fra cavalli e pony (che non aveva mai visto) guardandoli fissi negli occhi, quindi ha fatto la stessa cosa con altri 50 soggetti evitando di incrociarli con lo sguardo. Tre settimane dopo ha rifatto la stessa cosa scambiando i gruppi.

Risultato: guardare i cavalli o i pony negli occhi non influenzava la possibilità di potersi avvicinare, non cambiava nulla. Quando mai un predatore può guardare fissa la sua preda e avvicinarvisi senza che questa faccia una piega?

Sul tema dello scambio di sguardi e di come questo venga percepito non farò ulteriori commenti, perchè il tema è stato già approfondito qui. Partiamo quindi con altre considerazioni sul discorso preda-predatore e se il cavallo percepisca l’umano come un predatore.

Una preda fa grooming al suo predatore, ovvero lo mordicchia sulla spalla o sulla testa per dargli piacere? Oppure, vocalizzerebbe al suo arrivo, cosa che i cavalli fanno con noi per darci il benvenuto, o in generale vocalizzarebbe in sua presenza, come fanno i nostri cavalli con i borbottii di piacere all’arrivo del cibo o quando in nostra presenza chiamano i compagni?

Pensate che in Natura la mamma richiama il suo puledro con un borbottio elaborato apposta per non essere udito dai predatori, diverso in struttura spettrale da quello che si usa normalmente, proprio per non farsi sentire dai predatori.

Ma soprattutto: un cavallo ci sa leggere, così come sa leggere i cani che ha intorno e si rende bene conto che alcuni lo attaccherebbero, altri no. O come ha saputo leggere i lupi, quando, nel Parco Nazionale d’Abruzzo, si è rotolato sereno in mezzo a loro: in quel momento, i lupi non erano affamati e non indossavano i panni del predatore e così il cavallo non era una preda. Erano tutti membri di una specie sociale e il cavallo… socializzava.

Quasi sicuramente, un cavallo scapperebbe di fronte ad un umano che si avvicinasse per cacciarlo o con l’intenzione di fargli del male, perchè la sua intenzione emergerebbe chiara dallo sguardo, dai movimenti… come un lupo che ha intenzione di predare, afferrare. Certe volte ci comportiamo così, vestiamo i panni del predatore, ma non lo siamo davvero, ci stiamo solo comportando così in quel momento.

In altri momenti, vestiamo i panni di un’altra specie sociale che, come il cavallo, vuole socializzare, e allora il cavallo si comporta con noi come un compagno: stando fermo accanto a noi anche se libero, facendoci grooming, invitandoci a giocare…

Dimenticavo… quando ci comportiamo da predatori, non siamo visti davvero come tali: saliamo in groppa più e più volte ma non siamo mai efficaci nella predazione (non lo uccidiamo mai), non abbiamo denti o artigli. Abbiamo solo gli occhi frontali, come il bradipo, che ha anche gli artigli e mangia solo foglie. Per approfondimenti sul tema consiglio la lettura dell’articolo (in inglese) di McGreevy che trovate in bibliografia (2).

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