Agonismo e gare di corsa: il cavallo sa che l’obiettivo è vincere?

C’è chi sostiene che ai cavalli piaccia partecipare alle gare “di gruppo” (come la corsa, l’endurance o il trotto) perchè “vuole vincere”, che provi piacere nell’arrivare per primo. Facciamo quindi alcune ipotesi per capire se questa tesi può essere sostenuta.

(1) Forse il cavallo sa che l’obiettivo è vincere la corsa perchè i cavalli giocano a rincorrersi, provando piacere nel riuscire a sfuggire all’avversario o a superarlo. Ma un gioco è fatto di improvvisazione, c’è un accordo iniziale (una serie di segnali non verbali da tradursi: “ci rincorriamo ma è una finta, ti va?”) e si fa finchè uno ne ha voglia.

Nella competizione organizzata dagli umani invece i cavalli non sono liberi di comportarsi come vogliono quindi non c’è improvvisazione, non possono interagire quindi figuriamoci comunicarsi un accordo di gioco, e ovviamente non possono smettere di correre quando non ne hanno più voglia. La corsa non può essere percepita come un gioco.

(2) Forse allora il cavallo vuole vincere un confronto agonistico vero, non un gioco, e per questo vuole arrivare primo. Ma se questi cavalli non si conoscono, perchè dovrebbero competere…nella corsa???

In uno studio1 in cui coppie di cavalli sconosciuti venivano liberate in uno stesso ambiente per vedere se si scacciavano rincorrendosi, i cavalli tendevano ad evitarsi schiacciandosi all’estremo opposto del tondino o al massimo si venivano incontro per tentare una conoscenza amichevole. Potevano anche attaccarsi con un calcio o un morso, ma non rincorrersi.

I cavalli NON competono correndo: sarebbe una strategia tremendamente dispendiosa in natura. Scartiamo anche che i cavalli corrano per un confronto agonistico.

(3) Forse il cavallo vuole arrivare per primo perchè fa piacere all’umano che lo cavalca. Ma come fa a collegare la gioia sul podio con il fatto che ha superato gli altri in corsa (durante la quale tra l’altro veniva punito con la frusta dall’umano stesso)?

È una logica del tutto incongruente pensare che un cavallo associ il sorriso di questo momento con la corsa di diversi minuti prima, quando invece nell’addestramento si dice che bisogna stare attenti a premiare l’esecuzione nell’esatto istante in cui avviene altrimenti il cavallo non capisce.

(4) Qualcuno può sostenere che ha appreso il collegamento in fase di allenamento, in cui viene allenato a superarne un altro: se capisse che l’obiettivo è superarlo, durante la gara si fermerebbe quando ha un forte stacco dall’altro (se è breve, viene continuamente superato e quindi l’esercizio ricomincia). In generale, potrebbe capire che l’obiettivo è raggiungere fine corsa velocemente, ma non “per primo”. Non ha proprio dentro di sè questo concetto.

(5) Un cavallo può avere il piacere di guidare il gruppo e dunque “essere primo”, ma in un contesto di punizioni continue (le frustrate) e di sfiancamento fisico, come può valutare il piacere di guidare il gruppo? Quella è una fuga, non una corsa.

In finale, a mio parere è impossibile che, in un contesto che provoca un tale disagio, dolore, paura… un cavallo possa pensare al piacere della vittoria, concepita come tale da qualcun altro.

Secondo te, cosa ne pensano i cavalli?
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