Dai le pacche al cavallo? Meglio una carezza

Dai le pacche al cavallo? Meglio una carezza

Si usa spesso ringraziare il cavallo con delle pacche sul collo. Visto che lo facciamo per mostrargli affetto o gratitudine, sarebbe bene capire se gli piace: le pacche sono estranee al bagaglio etologico del cavallo, che invece dimostra l’affetto grattando il corpo del compagno con la bocca.

Almeno due ricerche suggeriscono che il cavallo non ama questo gesto. I ricercatori hanno osservato con attenzione le reazioni del cavallo, sia da sella1 che da terra2. In entrambi i casi, quando sottoposti alle pacche i cavalli schiacciavano leggermente le orecchie, tendevano a spostare il peso altrove ed a muovere la testa in alto ed in basso in maniera basculante.

Piccoli movimenti che spesso il cavaliere non coglie. Se erano proprio infastiditi, potevano anche sferzare la coda e persino grattare al suolo. Se montati, le pacche li portavano a premere sull’imboccatura.

Il cavallo può esprimere questi segnali possono in modo sottile, come quando non apprezzate una parola o un gesto e vi si incrinano leggermente le labbra. Quindi, se non avete mai notato segnali negativi alle pacche, potrebbe essere perchè sono micro-segnali.

Immaginate che qualcuno che conoscete via dia, affettuosamente, una pacca sulla spalla. Culturalmente, riconosciamo il gesto come un apprezzamento e lo vediamo positivamente, ma pensate alla reale sensazione del corpo: non c’è alcun piacere. Pensate che invece quella mano si appoggi alla spalla dolcemente: anche se non fa altro, avete modo di sentire il calore e tutto l’amore che quel gesto si porta dietro.

Forse può risultare più evidente osservare le orecchie: nello studio da sella, se ringraziati con le pacche i cavalli “guardavano” il cavaliere con l’orecchio sinistro, che in genere è più usato per gli stimoli a valenza sgradevole, viceversa se ricevevano una grattata sul garrese o sul collo.

La pacca ha origine nel mondo militare, dove certo il generale non carezza la spalla del soldato che ha avuto successo. È un modo per rimanere distaccati pur volendo mostrare affetto o apprezzamento. Accade anche con quegli adulti che non sanno abbracciare, padri che danno pacche sulle spalle dei figli perchè è più virile che un abbraccio.

Ma gli animali non hanno questi filtri, se vogliono mostrare affetto lo fanno e basta quindi questo gesto gli risulta… incomprensibile.

In entrambi gli studi, i ricercatori hanno poi fatto la prova opposta, ringraziando il cavallo con delle grattate. Hanno notato che, se i cavalli sottoposti a grattate vivevano scuderizzati singolarmente, le cercavano attivamente, mentre non cercavano le persone che gli avevano dato pacche. Probabilmente vivendo da soli sentivano la mancanza di una gesto di affetto come la grattata, ma non gli mancavano affatto le pacche sebbene queste fossero date con la medesima intenzione.

Probabilmente molti danno pacche ai loro cavalli ed hanno l’impressione che essi gradiscano: è possibile che sia così. Con il passare del tempo, soprattutto in una relazione duratura, si tende ad essere comprensivi ed anche a tararsi sul modo di esprimersi dell’altro. Ma i cavalli dello studio da sella erano ripresi nel Gran Prix, con i loro cavalieri, che a volte gli davano pacche a fine gara per quasi un minuto. Eppure i cavalli reagivano come descritto.

Una buona idea per fare davvero un gesto di affetto sarebbe quella di modificare il nostro modo di fare, in modo che invece che tollerare la pacca di un amico, il cavallo gradisca e ricerchi con gioia la vostra grattata d’amore. E allora…buone grattate a tutti!

Dai pacche o carezze?
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