Nulla in contrario in merito se il cavallo è libero di scegliere se partecipare o meno (c’è chi queste cose le fa davvero per bene, come Miriam Mastrogiovanni all’Oasi La Valletta in Brianza), ma spesso si gioca sulla loro tendenza alla risoluzione dei conflitti costringendoli a partecipare troppo spesso a questi contesti.
Una recente ricerca ci suggerisce che i cavalli potrebbero essere attratti da tutt’altro1. Nell’ultima decina di anni diversi ricercatori hanno scoperto che i cavalli distinguono rabbia e gioia, mettendoli di fronte a foto, video o umani dal vivo con le due diverse emozioni e valutando il loro comportamento. Ma quest’anno abbiamo acquisito un tassello in più: i cavalli potrebbero riconoscere la tristezza e sembrano volerla evitare (il condizionale è d’obbligo perchè l’articolo non è ancora pubblicato):
I ricercatori hanno mostrato a 28 cavalli alcuni video di una stessa donna triste o gioiosa, con un audio in linea con l’emozione mostrata oppure contrario (es. video gioioso con voce triste e viceversa). I video sono stati mostrati in contemporanea su due schermi: brevi video di 15 secondi separati da 5 secondi di nero.
I cavalli hanno guardato più a lungo i video incongrui, dimostrando che riconoscevano il modo in cui gioia e tristezza venivano espressi e trovando “strane” le incongruenze. Erano inoltre più attratti dai video gioiosi: si soffermavano a guardarli più a lungo e prima di quelli di tristezza. Osservando i video gioiosi il battito del loro cuore aumentava, mentre con i video di tristezza diminuiva.
Sono necessari ulteriori approfondimenti per distinguere se i cavalli sono stati semplicemente attratti dai maggiori movimenti e dagli alti picchi di volume tipici della gioia, oppure se si è verificato un vero e proprio contagio emozionale uomo-cavallo che, ad oggi, è noto solo per gli stati di preoccupazione dell’umano. Inoltre, l’artiolo è ancora sotto revisione.
Ipotizzando quindi che i cavalli abbiano osservato più a lungo e per primi i video gioiosi perchè ne sono attratti, contagiati positivamente, viene da sè che amino più il contatto con chi manifesta queste emozioni (ovviamente, non parliamo di chi urla e salta, ma di chi è serenamente gioioso).
Un messaggio per chi si occupa di terapie, counseling o simili per offrire ai loro cavalli anche momenti di svago con persone che non si stanno portando dietro un carico emotivo da risolvere.

