Innanzitutto, fondamentale fare un bagno purificante per rimuovere tossine, detriti, microrganismi patogeni, funghi che potrebbero danneggiare la pelle (usare saponi senza additivi). Il disturbo che più facilmente emerge in questi casi sono le dermatiti, perchè la barriera della pelle diventa meno efficace e si possono sviluppare infezioni che potrebbero addirittura portare a laminiti. Osservate se il vostro cavallo suda troppo e in alcuni punti specifici, se si gratta molto; può avere dolore e mostrare segni di laminite (anche con lo spostamento del peso) e una leggera febbre.
I piedi, dopo essere rimasti in acqua troppo a lungo, possono subire un distaccamento delle lamine con conseguente malattia della linea bianca, laminiti o ascessi. Importante pulire al più presto i piedi per rimuovere eventuali residui. In uno degli articoli citati si parla dell’applicazione di preparazioni a base di iodio che dovrebbero rinforzare lo zoccolo, ma non sono in grado (non essendo una veterinaria) di dare indicazioni in merito. L’eccessiva permanenza degli arti in acqua può provocare trombosi e ischemie.
Ricordarsi di controllare anche le parti del corpo meno “ovvie” del corpo, come gli occhi, che potrebbero essere stati colpiti da rami e anch’essi possono sviluppare infezioni o attacchi fungini, o le orecchie, dove potrebbero trovarsi corpi estranei.
Lo stress o l’ingestione di fieno contaminato o fermentato può provocare l’insorgenza di coliti o altre forme di colica, con cavalli che si mostrano letargici, inappetenti, eventualmente con diarrea: controllate il battito cardiaco e il colore delle mucose.
In casi rari, si può assistere a problematiche virali che portano problemi neurologici, come encefaliti e infezioni da clostridi (tetano e botulino). Se il vostro cavallo si comporta in modo anomalo, chiamate il veterinario.
Gli articoli danno anche qualche suggerimento per essere sempre preparati PRIMA di un disastro:
- avere riserve di cibo per almeno 3-5 giorni, sempre;
- mantenere le ruote del trailer gonfie, controllare regolarmente che tutto sia pronto per una eventuale partenza improvvisa;
- tenere sempre un estintore nella scuderia è indispensabile, possibilmente rivelatori di fumo (non riguarda le alluvioni, ma è sempre utile…);
- fare in modo che i cavalli siano preparati all’incontro con il veterinario, che sappiano farsi fare iniezioni o a farsi sollevare la coda per misurare la temperatura, non aspettare il disastro;
- crearsi una lista di luoghi dove portare i cavalli se ci fosse bisogno.
In ultimo, non è da dimenticare l’etologia.
Nunez et al. (2015) hanno condotto una interessante ricerca sulle probabilità di sopravvivenza dei puledri dopo un evento catastrofico. Nel loro caso, si trattava di cavalli selvatici e l’evento era la rimozione di ben il 40% della popolazione, principalmente adulti. Molti puledri (4-7 mesi) si sono trovati orfani, alcuni senza nessun adulto di riferimento noto, altri con solo un adulto.
I ricercatori hanno visto che i puledri rimasti orfani di tutto il gruppo natale avevano una maggiore possibilità di sopravvivere se avevano già sviluppato una rete di relazioni sociali prima del disastro, perchè erano più aperti e abili nel trovare nuovi compagni. Inoltre, hanno visto che tutti i puledri, sia orfani che non, aumentavano le probabilità di sopravvivenza se, dopo il disastro, avevano accesso ad altri soggetti: la sola possibilità di essere in relazione, di comunicare, di svolgere una vita “normale” aumentava le loro chance di farcela.
Queste considerazioni sono valide per i puledri soprattutto, ma anche per adulti, dato che il cavallo è un animale sociale e, come tutti i mammiferi sociali, ha sviluppato un complesso sistema neurologico che si attiva quando si trova isolato, il sistema del “panico”. Fondamentale quindi offrire ai cavalli la possibilità di accedere al supporto sociale attraverso il contatto con i loro conspecifici.

