Proprio per verificare la bontà di queste diffuse convinzioni nel mondo equestre relativamente alla pressione dello sguardo, Birke1 e collaboratori hanno studiato gli effetti di due diversi approcci al cavallo. Prima di tutto hanno misurato la distanza di fuga (alla qualeil cavallo comincia ad allontanarsi da chi si avvicina) sia di pony semi-selvatici (avvicinati solo per castrazione età fra 1 e 2 anni) che di cavalli regolarmente gestiti: in entrambi i casi, superata la soglia di 2.5mt circa dal cavallo questo si allontanava.
Da un certo punto di vista sorprendente, visto che si trattava di cavalli semi-selvatici rispetto a cavalli abituati all’umano, ma la spiegazione è da cercare nel DNA: superare la soglia dello spazio intimo equivale a “toccare” l’altro, attiva delle risposte neurofisiologiche. Queste possono anche essere abbattute con una buona relazione, ma i cavalli abituati all’umano erano cavalli usati per le attività di scuola. A voi la conclusione.
Birke e collaboratori hanno poi proseguito lo studio solo sui pony semi-selvatici (altri soggetti però, diversi dai primi) mettendo a confronto l’effetto di un avvicinamento diretto (spalle larghe e direzionate verso il cavallo, con contatto visivo) con uno indiretto (orientamento del corpo a 45° rispetto alla direzione di marcia e senza contatto visivo). I pony scappavano prima con un avvicinamento diretto?
Più che scappare prima (con entrambi gli avvicinamenti la fuga si attivava sui 2.5mt), se l’avvicinamento era diretto i pony scappavano più lontano e al trotto, mentre se era indiretto si allontanavano al passo con l’avvicinamento indiretto. Quindi effettivamente l’avvicinamento diretto aveva un effetto negativo… ma quale parametro aveva infastidito di più i pony? La velocità di avvicinamento, lo sguardo fisso, il corpo rigido??
Allora hanno ripetuto il test dissociando i vari parametri: hanno combinato fra loro diverse velocità di avvicinamento, postura e sguardo (es. lento con sguardo fisso o lento con sguardo altrove, veloce con spalle curve o veloce con spalle larghe, etc..). Il risultato vi sorprenderà…
La velocità di avvicinamento è stato il fattore più rilevante, la postura (tesa o rilassata) non ha avuto alcun effetto e sorpresa… se la persona guardava altrove i pony fuggivano e andavano in allerta… prima! Questo non vale solo in un campo recintato: persino in campo aperto2, guardare o meno il cavallo non ha avuto alcun effetto sulla possibilità di mettergli la capezza e questo studio è stato ripetuto su ben 104 cavalli!
Contrariamente alle credenze nel mondo equestre, la postura ha una importanza relativa e lo sguardo dovrebbe essere usato all’opposto di come spesso suggerito. Bisogna piuttosto lavorare molto sull’accelerazione: essendo prede, i cavalli hanno caratteristiche dell’occhio che li rendono particolarmente sensibili a questo parametro3.
D’altronde i risultati di questi studi hanno senso: lasciarsi avvicinare da una persona inattenta (con lo sguardo altrove) può essere pericoloso perchè diventa più difficile interpretare le sue emozioni e inoltre sappiamo da altri studi che il cavallo si rende conto che non può comunicare con chi ha lo sguardo altrove4.
Quindi, ha ragione chi sostiene che un approccio “vigoroso” sia potenzialmente fastidioso per il cavallo, ma sbaglia chi ritiene che lo sguardo sia mal accettato. Anzi: fra due umani (entrambi immobili) un cavallo sceglie di avvicinarsi a chi lo guarda5 . Se entrambi lo guardano e stanno ferme, preferiscono avvicinarsi a chi ha una postura rilassata, con spalle rotonde e muscoli rilassati, che a chi sta rigido con le spalle e le gambe larghe6.
Probabilmente, la convinzione che lo sguardo fosse una pressione derivava dall’altrettanto diffusa convinzione che il cavallo ci veda come predatori, che McGreevy nel 20097 ha tanto bene smontato.

