Eh già, il prato verde è proprio una pasticceria: fa tanta gola ma fa anche tanto male, quando se ne abusa. Il difficile a volte è capire cosa si intende per “abusare”: quanto e quando posso lasciar pascolare il mio cavallo al prato? La risposta è, ovviamente, “dipende“. Dipende dal prato e dal cavallo.
Ma prima di andare avanti, perché il prato può essere così pericoloso? Queste pasticcerie verdi sono ricche di carboidrati non strutturali, ovvero di zuccheri che sono “liberi” nella matrice cellulare, non sono entrati nella struttura portante della pianta, cioè nella parete. Quando il cavallo tritura le cellule delle erbe nel prato, questi zuccheri si liberano nella sua bocca, come se noi bevessimo acqua e zucchero.
Sono zuccheri facili, altro che processare e digerire le fibre del fieno! Ma troppi zuccheri facili fanno male: il loro eccesso libera insulina (utile per distribuire lo zucchero alle cellule) ma questa, a sua volta, attiva processi infiammatori e provoca una catena di eventi che predispone il cavallo alla laminite1.
Particolare rischio lo corrono i cavalli già obesi, perché hanno già attivi tutta una serie di processi infiammatori. In realtà le teorie sull’eziologia della laminite sono diverse, ma tutte concordano sul fatto che un eccesso di carboidrati non strutturali sia un forte fattore scatenante.
Come gestire l’accesso al pascolo per ridurre i problemi? I ricercatori sono concordi nell’escludere completamente dal pascolo i cavalli con tendenza laminitica, e alcuni suggeriscono una museruola da pascolo, che limita del 30% l’ingestione di cibo (ma ha diversi effetti collaterali in termini di benessere psicologico, quindi si aspettano altri studi in merito prima di parlarne e di usarla)2.
Sembra anche che ridurre il tempo al pascolo sia poco utile: se oggi li avete lasciati 8 ore e da domani li fate stare 2, il giorno dopo si abbofferanno. In 4 ore possono ingerire più della metà di ciò che necessitano al giorno, se sanno che hanno poco tempo a disposizione3…
Chiaro che diventa difficile liberare tutti al pascolo…tranne uno. Quindi anche per favorire la sua vita sociale e la soddisfazione emozionale, possiamo seguire queste indicazioni4, 5, che sono di massima perché è difficile dare delle indicazioni universali, dato che molto dipende dal singolo prato, luogo e cavallo:
- ogni cambio di alimentazione deve essere graduale: anche cavalli in salute e in ottima forma fisica non devono essere lasciati al pascolo per delle ore in una volta sola, perchè rischiano coliche. Stabilite quanto tempo volete lasciarlo al prato e raggiungete l’obiettivo nell’arco di due settimane;
- abbandonare i mangimi a base di cereali, melasse, fioccati…a favore di una dieta a base di fibre e grassi (al cavallo si fa prendere peso con i grassi, non con gli zuccheri!), così non si aggiungerà il pascolo al carico di zuccheri già presente nella dieta;
- utilizzare solo pascoli con erbe basse, perché i fruttani sono conservati nello stelo (erbe di 30-40cm ne hanno molti più che quelle di 15cm), ma attenzione ai prati tagliati perché i fruttani sono conservati soprattutto alla base del fusto;
- regolare l’orario di accesso al pascolo, perché la quantità di carboidrati non strutturali è più alta nel pomeriggio, dopo una giornata di Sole, e minima la mattina presto. Quindi si possono far uscire i cavalli al pascolo molto presto la mattina o molto tardi la sera, ma evitare le ore intermedie della giornata. Però se la temperatura notturna scende sotto i 5°C l’erba mantiene i carboidrati non strutturali alti: quindi no al pascolo dopo nottate molto fredde (specie in autunno o in inverno);
- limitate fortemente, fino a vietare l’accesso in tarda primavera (cioè adesso!), quando le piante passano dalla produzione di foglie a quella di gemme, perché i fruttani aumentano notevolmente;
- se il pascolo non è ampio, si può spargere del cippato, un bello strato, per ridurre la quantità di erba ingerita;
- ottimi i pascoli di fleo (Phleum pratense, anche noto come coda di topo o erba timotea) e di dattile (Dactylis glomerata, nota anche come erba mazzolina e pannocchina), perché hanno una bassa quantità di carboidrati non strutturali.

