Allenare il cavallo con cognizione: sprint come nel gioco

Allenare un puledro richiede molte considerazioni: a che anni iniziare? E come gestire l’allenamento? Di recente sono uscite interessanti revisioni scientifiche, che ci permettono di capire quale allenamento è ideale per un puledro. Al termine di questo post vedremo che è sbagliato cadere in estremismi sia in un verso (allenare il cavallo intensivamente già prima dei due anni) che nell’altro (lasciarlo completamente a riposo).

Nel 2018 il cavallo Justify vince una serie di Derby pur non essendo mai stato allenato prima dei due anni. La comunità equestre si pone una domanda: è meglio aspettare dopo i due anni per addestrare ed allenare un cavallo? Nel 2021 Logan e Nielsen pubblicano quindi una review ponendosi proprio questa domanda.

In effetti, dalla letteratura analizzata (e dall’evidenza delle gare) emerge che i cavalli entrati nell’agonismo ai due anni hanno un rischio minore di incidenti rispetto a quelli entrati a 3 o 4, e anche che gli incidenti maggiori ai danni del sistema scheletrico si riscontravano nelle gare prolungate piuttosto che nei brevi sprint (es. endurance o trotto vs gare di galoppo). Il discorso è complesso.

I puledri che entrano in gara a 3 o 4 anni hanno quasi sicuramente passato gli ultimi due anni in paddock singoli, se non in box, muovendosi poco nell’arco della giornata con un allenamento basato su lunghe sessioni alle varie andature. Il corpo di questi cavalli farà una grande fatica ad adattarsi agli stress improvvisi degli stacchi in velocità in gara.

Invece, in gestione naturale in branco i puledri hanno numerose occasioni di gioco, fatto di rampate, impennate, scatti repentini: il gioco segna una impronta cinematica, ovvero indica la frequenza e il limite di carico massimo delle sollecitazioni a cui il corpo può essere sottoposto, Il corpo “se lo segna” e lo tiene come indicatore di quello che si potrà aspettare nell’età adulta. Se il puledro futuro atleta non sperimenta il gioco, non allena il corpo a carichi improvvisi e, in gara, correrà più rischi di farsi male.

Oltre alla vita in gestione naturale, al puledro futuro atleta si dovrebbe proporre un allenamento che mimi le dinamiche e gli sprint del gioco. Affermano Logan e Nielsen nella loro review che 4 stacchi in velocità su 70mt una volta a settimana incrementano del 23% la forza necessaria a fratturare il metacarpo. Al contrario, allenamenti prolungati non creano maggiore forza nelle ossa e piuttosto sfiancano la mente… Moffat e colleghi nel 2008 riscontrano che puledri di due anni allenati per 5 mesi per l’endurance (con lunghe sessioni di fiato) non sviluppavano una maggiore resistenza ossea ma piuttosto una resistenza alle infiammazioni, per questo si riscontano molte fratture anche in puledri allenati.

Significa che tenere un puledro in box però fargli fare esercizi di sprint?? Eh no, perchè la cartilagine non è plastica come l’osso e se il puledro vive in box si modella per quella funzione, con un periodo di accrescimento critico proprio nei primi due anni di vita e forma finale ai 4 anni. La letteratura ci dice che puledri di due anni tenuti in box, sebbene allenati a sprint, avevano disfunzioni alla cartilagine che ne compromettevano l’attività, cosa che NON si riscontrava nei loro coetanei tenuti al pascolo e non esercitati.

Anche i tendini, come la cartilagine, hanno bisogno di movimento lento e costante, cioè quello che si fa al pascolo con i compagni. E quando questa condizione è rispettata, non è necessario altro: puledri al pascolo, allenati e non, hanno la stessa crescita ossea e resistenza tendinea, proprio perchè entrambi giocano, segnando in modo naturale il limite di carico per rinforzare le ossa e muovendosi costantemente allenando i tendini.

Basta con le lunghe sessioni nel tondino, che anche per gli adulti servono proprio a poco!!

Sei pronto a fare sprint con il tuo puledro??
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