Stress nel cavallo: cosa lo costringe a reagire così?

Cavallo arrabbiato: chiediamogli cosa lo stressa

Riconoscere che dietro alla rabbia c’è stress può aiutarci a rispondere in modo adeguato. Invece che punirlo, chiedetevi “Cosa lo costringe a reagire così?“.

La capacità di adattamento consiste nel mantenere un equilibrio di fronte agli stress, in modo che, a fine di ogni giornata o almeno settimana, le esperienze gratificanti abbiano almeno compensato quelle stressanti: lavorate tanto, ma a casa trovate amore, avete amici e ogni settimana almeno un giorno di stacco totale.

La prima reazione allo stress è l’allarme, in cui molte energie si muovono per far fronte immediatamente al problema: al lavoro, potete svenire di fronte a tutte le incombenze, oppure fare un bel respiro. Il cavallo che deve andare a fare una attività equestre che non gli piace può girare la testa dall’altra parte quando arrivate o lasciarsi mettere la capezza anche se non ne ha voglia.

Gli allarmi in genere si risolvono: le scartoffie al lavoro finoscono e così l’attività equestre eventualmente sgradita. Ma se il giorno dopo al lavoro vi ritrovate un’altra montagna di carte, l’allarme non si spegne… così come se l’attività equestre sgradita prosegue ogni giorno. Inizia la fase di resistenza, che è quella in cui nascono le malattie.

Durante la resistenza si distinguono due stili di adattamento: uno in cui si lotta per cercare di cambiare la situazione (il cavallo sgroppa, vi morde, non si fa mettere la sella, raspa a terra… / al lavoro andate a lamentarvi dal capo, guardate annunci per trovarne uno nuovo, etc).

Oppure, il cavallo tende a estraniarsi da tutto, si chiude in sè stesso, fa fatica ad avanzare, non ascolta: sta salvando le energie per momenti migliori, come voi che in ufficio guardate fuori pensando al pic-nic della domenica e così riuscite ad abbassare il livello di cortisolo e a salvarvi un po’ la vita.

Se non riuscite a cambiare lavoro e il capo se ne frega delle vostre lamentele, così come se il cavallo continua a dover fare questa attività che lo frustra, lo umilia, lo costringe in posture scorrette… inizia la fase di esaurimento, in cui emerge la consapevolezza di aver perso il controllo e inizia la depressione (anche per i cavalli2).

Un cavallo che fa attività con i principianti indossando l’imboccatura, per esempio, entra facilmente in esaurimento: non ha modo di controllare l’imprevedibilità delle mani del principiante, è sottoposto a forze in bocca che gli fanno male e non può controllarle: l’allarme non si spegne mai!!! Fate cavalcare i principianti senza imboccatura!!!

Se cominciamo ad osservare le reazioni del cavallo in questa ottica, forse riusciamo a fare la strada a ritroso per capire perchè ha dovuto tirare fuori quel comportamento. Facciamoci sempre la domanda: cosa lo costringe a comportarsi in questo modo? Sta cercando di resistere a qualcosa di stressante? Da quanto tempo?

Quando pensiamo alla sua settimana, cerchiamo di capire se le esperienze negative sono state compensate da esperienze gratificanti: uscite al prato, esplorazione di nuovi ambienti, contatto fisico e sociale con altri cavalli con cui c’è una buona relazione…

Attenzione a non fare l’errore di antropomorfizzarlo pensando: “Se io uscissi dal lavoro e avessi una casa tutta per me come ha il mio cavallo, che può starsene in pace da solo in box/paddock, starei come un re!“. Innanzitutto perchè voi avete Netflix, un libro, la musica, vi preparate quello che vi piace da mangiare (e infatti molti cavalli nella fase di resistenza ed esaurimento puntano sul cibo per gratificarsi)…

Il cavallo no. Non può scegliere nulla di cosa fare quando “se ne sta in pace da solo”. Semplicemente muore di noia e di certo non va a compensare le esperienze negative.

Infatti anche voi, pur avendo tutte queste comodità, volete vedere gli amici. Il supporto sociale è fondamentale per noi come per loro3, che hanno una struttura sociale che, a detta dei ricercatori, è estremamente sofisticata e molto simile alla nostra.

Come esprime lo stress il tuo cavallo?
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